Cassazione Penale, Sentenza n. 12961/2023 del 28/03/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della sentenza penale che lo ha condannato per tentativo di omicidio commesso il 21/12/2019 in Avezzano ai danni di Abbadi Mohammed. Il ricorrente deduceva insufficienza di prove (perizia medico-legale basata solo su documentazione e fotografie, vittima irreperibile; referto iniziale con prognosi di 15 giorni) e la mancata prova del dolo omicida. Inoltre contestava il diniego dell'attenuante della provocazione (art. 62, n. 2 c.p.), sostenendo che la vittima lo avrebbe provocato e affrontato insieme a terzi.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato la decisione della Corte d'Appello che, pur avendo escluso l'aggravante dei motivi abietti o futili, aveva condannato Ghettas a sette anni di reclusione per tentato omicidio, ritenendo provata la responsabilità e il dolo. La Cassazione ha ritenuto adeguata la motivazione dei giudici di merito: la dinamica ricostruita (lite con urla, fuga dell'imputato, vittima accasciata e sanguinante), le fotografie e la documentazione medica giustificano la perizia anche senza esame diretto della vittima; la prognosi di 15 giorni non esclude il tentativo di omicidio in presenza di elementi che dimostrano l'idoneità degli atti a cagionare la morte (arma, zone colpite, violenza). Ha inoltre confermato il diniego dell'attenuante della provocazione per mancanza di prova di un fatto ingiusto che avrebbe scatenato lo stato d'ira. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
L'attenuante per provocazione è stata esclusa perché non è emersa prova di un fatto ingiusto idoneo a provocare lo stato d'ira dell'imputato; le dichiarazioni della vittima e del terzo presente non hanno dimostrato la provocazione richiesta dalla norma.
Principio di diritto - Sez. 1, n. 52043 del 10/06/2014
In tema di tentato omicidio la scarsa entità o l'inesistenza delle lesioni non escludono di per sé l'intenzione omicida, poiché tali esiti possono dipendere da cause indipendenti dalla volontà dell'agente (es. movimento della vittima, errore di mira).
Principio di diritto - Sez. 1, n. 11928 del 29/11/2018
Per accertare l'animus necandi, in assenza di ammissioni, assume valore determinante l'idoneità dell'azione valutata concretamente (arma usata, distretti corporei colpiti, gravità delle lesioni e comportamento successivo dell'agente), con una prognosi ex post riferita alla situazione prevedibile ex ante.
Massime di principio
- Per il reato di tentato omicidio non è decisiva la sola gravità finale delle lesioni: rileva l'idoneità dell'azione e l'arma impiegata; lesioni lievi non escludono il dolo omicida.
- La consulenza medico-legale basata su fotodocumentazione e referti è ammissibile e valida se la vittima è irreperibile; l'assenza di visita diretta non invalida automaticamente la perizia.
- L'attenuante della provocazione richiede prova chiara di un fatto ingiusto e del nesso causale con lo stato d'ira; valere di più su mere parole o una contesa verbale è insufficiente.
- In sede di legittimità non si sindaca la diversa valutazione del merito se la motivazione dei giudici di merito è logica, coerente e sufficiente: una diversa interpretazione dei fatti non legittima la cassazione.
- Fatti come uso di un'arma da taglio e colpi diretti a volto/collo e la fuga o comportamento immediatamente successivo dell'agente possono rafforzare la prova del dolo omicida.
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