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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15183/2023 del 11/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza che aveva confermato il diniego di un permesso premio per ergastolano, sostenendo violazione di legge e vizio di motivazione: a suo dire il Tribunale avrebbe valutato retrospettivamente i reati commessi nel passato ignorando la progressione positiva del trattamento penitenziario e la sua partecipazione al programma rieducativo, e non avrebbe valorizzato i concreti elementi favorevoli alla concessione del permesso, che sarebbe stato di breve durata e lontano dal contesto criminale.

La decisione

Il ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che le censure fossero dirette a sindacare la discrezionalità del giudice di sorveglianza e non consentite in sede di legittimità, avendo il Tribunale motivato adeguatamente il diniego sulla base di: insufficienti risultati del trattamento penitenziario, mancata rivisitazione critica delle condotte criminali, presa di distanza formale dal clan e non effettiva, assenza di inserimento del permesso nel programma trattamentale e parere negativo del Direttore del carcere; inoltre il Tribunale ha fatto corretta applicazione della sentenza della Corte costituzionale n.253/2019, ritenendo sussistenti elementi investigativi che indicano la plausibile persistenza di collegamenti con la criminalità organizzata (anche tramite sostegno economico al detenuto e alla sua famiglia). Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di una somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende per l'irritualità dell'impugnazione.

Norme richiamate

  • Legge 26 luglio 1975, n. 354 (Ordinamento penitenziario) - art. 58-ter

    La Corte di merito ha valutato che, in base alla giurisprudenza costituzionale, i permessi premio possono essere concessi anche in assenza di collaborazione con la giustizia se siano presenti elementi che escludono i collegamenti attuali con la criminalità organizzata e il rischio di ripristino; nel caso concreto però sono emersi elementi contrari (presunti collegamenti e supporto economico) che legittimano il diniego.

  • Sentenza Corte costituzionale n. 253 del 2019

    Corte cost. n. 253 del 2019

    La pronuncia costituzionale ha dichiarato l'illegittimità di parti dell'assetto normativo che impedivano la concessione di permessi premio in assenza di collaborazione; la Corte d'appello ha applicato correttamente tale principio ratione temporis, ritenendo comunque nel caso concreto sussistenti elementi che giustificano il rigetto per pericolo di permanenti collegamenti con la criminalità organizzata.

  • Corte costituzionale, richiamo su condanna per irritualità dell'impugnazione

    Corte cost. n. 186 del 2000

    Il provvedimento ha richiamato il principio secondo il quale impugnazioni irregolari e infondate possono comportare sanzioni pecuniarie a carico del ricorrente; la Corte ha ritenuto fondata la condanna al pagamento di una somma in favore della Cassa delle ammende in rapporto all'irritualità delle questioni dedotte.

Massime di principio

  • La concessione di permessi premio è valutazione discrezionale del giudice di sorveglianza: la Cassazione non sindaca motivazioni adeguatamente sviluppate sulla persistenza della pericolosità sociale.
  • Per ottenere benefici penitenziari è necessario documentare in modo concreto e attuale la trasformazione trattamentale: elementi generici o affermazioni formali di distanza dal clan hanno scarso valore rispetto a indagini che rilevino collegamenti persistenti.
  • La mancanza di inserimento del permesso nel programma trattamentale e il parere negativo del Direttore del carcere sono fattori rilevanti e legittimi per motivare il diniego.
  • La giurisprudenza costituzionale ammette la possibilità di concedere permessi anche in assenza di collaborazione con la giustizia (art. 58-ter), ma solo quando siano acquisiti elementi che escludano l'attualità dei collegamenti con la criminalità organizzata e il rischio di ripristino; la presenza di indizi contrari può legittimare il diniego.
  • In sede di legittimità non sono ammessi ricorsi che si limitino a contestare la discrezionalità del giudice senza mostrare errori di diritto o palesi vizi logici nella motivazione; impugnazioni ritenute irrituali possono comportare condanne alle spese e a somme per la Cassa delle ammende.

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