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Cassazione Penale, Ordinanza n. 01327/2025 del 13/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha quindi condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e, ravvisando profili di colpa nella proposizione dell'impugnazione, al versamento di euro tremila alla Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La sentenza di appello aveva confermato la condanna di primo grado di un soggetto ritenuto responsabile della contravvenzione di cui all'art. 76, comma 3, d.lgs. 159/2011, per un fatto commesso a Bologna il 19 marzo 2021. Il ricorrente per cassazione ha denunciato violazione di legge e vizi di motivazione, contestando l'illegittimità del foglio di via obbligatorio posto a base dell'imputazione. La Corte ha rilevato però che le censure erano prive della necessaria specificità e non si confrontavano con la motivazione della sentenza impugnata, che aveva affrontato il tema dell'individuazione del luogo di effettiva residenza.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Nel ricorso per cassazione le doglianze devono essere specifiche e devono confrontarsi con le rationes decidendi della sentenza impugnata; censure generiche o meramente assertive sono inammissibili.
  • Quando la decisione di merito fonda la propria conclusione su un accertamento di fatto specifico, come l'individuazione del luogo di effettiva residenza, il ricorrente deve misurarsi puntualmente con tale argomentazione, altrimenti il motivo difetta di specificità.
  • L'inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente alle spese processuali e, in presenza di colpa nella proposizione dell'impugnazione, anche al pagamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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