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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9413/2023 del 07/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione proposto contro la rideterminazione della pena inflitta in appello per i reati di rapina e porto d'armi in luogo pubblico. Due censure principali: (1) errore nel calcolo della riduzione di un terzo spettante per il rito abbreviato (la Corte d'appello avrebbe computato erroneamente i mesi dopo gli aumenti); (2) illegittimo aumento della sanzione per la continuazione: il giudice di primo grado aveva applicato un aumento di 1 mese, la Corte d'appello ne aveva invece applicati 3, realizzando una reformatio in peius in violazione del principio di divieto di peggioramento in sede di impugnazione.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso. Ha rilevato l'errato calcolo della Corte d'appello (la pena base risultava 5 anni e 3 mesi = 63 mesi, la riduzione di un terzo avrebbe dovuto portare a 42 mesi invece dei 46 mesi indicati) e ha accertato la violazione del divieto di reformatio in peius riguardo l'aumento per la continuazione. Annulla senza rinvio la sentenza impugnata con riguardo al trattamento sanzionatorio e ridetermina la pena in anni 3, mesi 4 e giorni 20 di reclusione e multa di € 1.000, ripristinando l'aumento di continuazione applicato in primo grado (1 mese) e correggendo il calcolo della riduzione.

Norme richiamate

  • art. 597 cod. proc. pen. comma 3

    Richiamato nel testo come norma rilevante rispetto al divieto di aggravamento in sede di impugnazione; la Corte ha ritenuto che la modificazione dell'aumento per la continuazione da 1 a 3 mesi configurasse una violazione del principio che impedisce di peggiorare la posizione del condannato in sede di appello.

  • art. 620 lett. i) cod. proc. pen.

    Consente alla Corte di cassazione, ove ricorrano le condizioni, di annullare senza rinvio la sentenza impugnata incidendo sul trattamento sanzionatorio. La Corte l'ha applicata per ripristinare l'aumento di continuazione corretto e rideterminare la pena.

  • Giurisprudenza: Sez. 2, n. 16995 del 28/01/2022 (Somma, Rv. 283113)

    Precisa il divieto di reformatio in peius in appello: il giudice d'appello non può applicare aumenti di pena per reati 'satellite' già unificati in continuazione quando, contemporaneamente, riduce la pena per il fatto principale (ad esempio per riconoscimento di circostanze attenuanti), così da tradursi in un peggioramento complessivo rispetto al primo grado.

Massime di principio

  • Verificare sempre il calcolo della pena in termini omogenei (in mesi) e applicare la riduzione di un terzo sul totale dopo gli eventuali aumenti; errori aritmetici possono essere efficacemente impugnati in cassazione.
  • Il divieto di reformatio in peius: il giudice d'appello non può aggravare la posizione del condannato rispetto alla sentenza di primo grado; ciò riguarda anche gli aumenti per continuazione e le sanzioni per reati satellite già unificati.
  • Se la Corte d'appello commette errori di calcolo o viola il divieto di peggioramento, la Cassazione può annullare senza rinvio e rideterminare il trattamento sanzionatorio ai sensi dell'art. 620 lett. i).
  • In presenza di continuazione tra reati, gli aumenti vanno considerati e confrontati globalmente: non è ammissibile incrementare gli aumenti per i reati satellite se la revisione in appello ha ridotto la pena complessiva.
  • In fase di impugnazione conviene prospettare chiaramente i conteggi alternativi (mesi e giorni) e indicare la violazione del divieto di reformatio in peius per ottenere la correzione o il ripristino del trattamento sanzionatorio di primo grado.

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