Cassazione Penale, Sentenza n. 43661/2024 del 28/11/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso cumulativo avverso il provvedimento che ha parzialmente rigettato l'istanza di dissequestro di un compendio di beni collegati a indagine a carico di Aldo Ruffini (opposizione ai sensi dell'art.263, comma 5, cod. proc. pen.). I ricorrenti deducono vizi di motivazione (art.606 c.p.p.) in due motivi principali: (1) il provvedimento sarebbe stato argomentato "aliunde" richiamando fatti e un imputato non pertinenti al caso, con contraddizioni (negazione della possibilità di prospettare la ricettazione e contemporanea affermazione del fumus), e la conservazione del sequestro non sarebbe giustificata dalle esigenze probatorie dopo oltre otto anni senza proroga o richiesta di rinvio a giudizio; (2) contraddittorietà rispetto alle modalità del dissequestro di alcuni orologi, posto che il GIP motiverebbe il dissequestro con una presunta dichiarazione di disinteresse del PM che non risulterebbe dal verbale d'udienza, mentre nel verbale il PM si sarebbe opposto; analoghe contraddizioni sarebbero presenti rispetto ad altro materiale progressivamente restituito.
La decisione
La Corte ha dichiarato improcedibili i ricorsi di FERRETTI LUISA e FERRETTI SILVANO per sopravvenuto decesso (certificati di decesso: Luisa 25/11/2023, Silvano 04/01/2024), conformandosi alla giurisprudenza citata. Quanto a RUFFINI ALDO e BENEVELLI CARLA, è stata rilevata la rinuncia al ricorso per cessazione dell'interesse ed è stata pronunciata l'inammissibilità dei relativi ricorsi, senza aggravio di spese o sanzioni in ragione della tempestività della comunicazione e della natura dell'atto. In sostanza la Corte non è entrata nel merito delle censure sulla motivazione del GIP, decidendo sulla base di cause di improcedibilità/inammissibilità processuali.
Norme richiamate
art. 263, comma 5, cod. proc. pen.
Base normativa dell'opposizione al provvedimento di sequestro; l'articolo disciplina il rimedio con cui il destinatario dell'atto può impugnare il provvedimento che dispone il sequestro.
Richiamata in relazione ai vizi di motivazione dedotti (la triade motivazionale: contraddittorietà, illogicità, insufficienza/fedeltà della motivazione).
Sez.5, n.27005 del 10/09/2020, Antonelli (Rv.279472)
Giurisprudenza richiamata per il principio che il sopravvenuto decesso del ricorrente determina l'improcedibilità del ricorso.
Massime di principio
- Il sopravvenuto decesso del ricorrente determina, di regola, l'improcedibilità del ricorso; è necessario che gli eredi instaurino o proseguano eventuali azioni se intendono rilevare la nuova situazione processuale.
- La rinuncia o la cessazione dell'interesse comunicata tempestivamente comporta l'inammissibilità del ricorso senza aggravio di spese o sanzioni se la comunicazione è tempestiva e coerente con la natura dell'atto.
- Se si censura la motivazione del giudice (art.606 c.p.p.), è importante puntare su elementi probatori concreti tratti dal provvedimento o dal verbale d'udienza (ad es. trascrizioni/verbali) per dimostrare "aliunde" o inesattezze: contestazioni generiche possono risultare inefficaci.
- La semplice decorrenza del tempo dall'adozione del sequestro non è automaticamente sufficiente a imporne la revoca; chi deduce esaurimento delle esigenze di indagine deve documentare l'assenza di ragioni probatorie attuali o l'inerzia dell'autorità nell'attivare atti processuali rilevanti (es. richiesta di proroga, richiesta di rinvio a giudizio).
- Se l'atto del PM in udienza è rilevante per le decisioni sul dissequestro, è consigliabile ottenere la registrazione o una minuta del verbale che confermi la posizione del PM, perché divergenti ricostruzioni orali possono essere difficili da provare.
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