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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 49499/2022 del 29/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che aveva rigettato la richiesta di revoca dell'ordine di demolizione emesso con sentenza penale. I motivi di ricorso contestavano: (1) la mancata considerazione e il travisamento delle prove rispetto alla presunta insussistenza dell'acquisizione dell'opera al patrimonio comunale e alla delimitazione delle opere sanzionate (richiamando art.12 L.47/85 oggi art.34 DPR 380/2001); (2) l'omessa valutazione degli effetti conformativi della sentenza del TAR Campania (n.449/2019) e la illegittimità del sindacato del giudice penale su atti amministrativi, nonché la illegittimità del permesso in sanatoria rilasciato dal Comune ex art.36 DPR 380/2001; (3) la violazione del principio di proporzionalità e dell'art.8 CEDU per le condizioni di salute e socio-economiche della ricorrente; inoltre si deduceva la violazione dell'art.113 Cost. per presunto travalicamento della separazione dei giudici.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha confermato che il Giudice dell'esecuzione aveva correttamente ritenuto illegittimo il permesso di costruire in sanatoria n.72/16.11.2020 perché il termine perentorio di 90 giorni dalla notifica dell'ingiunzione a demolire era già decorso, con conseguente acquisizione ope legis dell'opera e dell'area al patrimonio comunale, fatto che aveva fatto venir meno la legittimazione della ricorrente a richiedere la sanatoria. La Corte ha inoltre precisato che il giudice dell'esecuzione può verificare la legittimità del titolo amministrativo (forma e presupposti) e che la sentenza del TAR richiamata dalla difesa non era irrevocabile al momento della decisione e non aveva riguardato il permesso in sanatoria successivamente rilasciato. Le doglianze sul vizio di proporzionalità e sull'art.8 CEDU sono state ritenute generiche e non provate. Conseguentemente è stato confermato il rigetto della richiesta di revoca dell'ordine di demolizione.

Norme richiamate

  • art. 34 d.P.R. n. 380/2001 (ex art.12 L.47/85)

    Riferimento alla disciplina sui titoli abilitativi e alle difformità; la ricorrente contestava la qualificazione delle opere come acquisite, ma la Corte ha ritenuto che la qualificazione dell'ordine e delle opere era stata correttamente valutata dal giudice dell'esecuzione.

  • art. 31 d.P.R. n. 380/2001

    Il decorso del termine perentorio di 90 giorni dalla notifica dell'ingiunzione a demolire comporta l'acquisizione automatica (ope legis) del bene al patrimonio comunale, con conseguente perdita della disponibilità e della legittimazione del proprietario a chiedere la sanatoria.

  • art. 36 d.P.R. n. 380/2001

    la possibilità di ottenere il permesso in sanatoria "fino alla scadenza dei termini di cui agli articoli 31, comma 3, 33, comma 1, 34, comma 1, e comunque fino all'irrogazione delle sanzioni amministrative"

    La sanatoria può estinguere il reato e precludere l'ordine di demolizione solo se ricorrono le condizioni previste dall'art.36, ivi inclusa la doppia conformità alle norme urbanistiche al momento della realizzazione e al momento della domanda; tuttavia l'esercizio di tale facoltà è soggetto ai limiti temporali posti dall'art.31 (termine dei 90 giorni).

  • art. 113 Cost.

    Riferimento al principio di separazione delle giurisdizioni; la Corte ha ricordato che il giudice penale non è impedito a valutare la legittimità di atti amministrativi se non è intervenuta una sentenza amministrativa irrevocabile che abbia deciso i medesimi profili di illegittimità.

  • art. 8 CEDU

    Le censure relative alla violazione del diritto alla vita privata e familiare e al principio di proporzionalità richiedono specifica e documentata allegazione delle condizioni personali e sociali; deduzioni generiche non sono sufficienti per affermare la violazione.

Massime di principio

  • L'acquisizione al patrimonio comunale per inottemperanza all'ordine di demolizione si verifica ope legis dopo il decorso del termine di 90 giorni e fa venir meno la legittimazione del privato a richiedere la sanatoria.
  • Il giudice dell'esecuzione ha il potere-dovere di sindacare la legittimità formale e sostanziale dei titoli amministrativi presentati a giustificazione della revoca dell'ordine di demolizione.
  • Solo una pronuncia amministrativa irrevocabile che abbia deciso specificamente i profili dedotti impedisce al giudice penale di valutare la legittimità dell'atto amministrativo; sentenze non passate in giudicato o che non abbiano trattato i medesimi profili non hanno effetto preclusivo.
  • La sanatoria ex art.36 DPR 380/2001 richiede la doppia conformità alle norme urbanistiche (al momento della costruzione e al momento della domanda) e resta comunque soggetta ai limiti temporali stabiliti dalla normativa (art.31).
  • Le eccezioni fondate su violazioni dei diritti fondamentali (es. art.8 CEDU) e sul principio di proporzionalità devono essere corredate di prove e documentazione specifica sulle condizioni di salute e socio-economiche per essere efficaci; semplici dichiarazioni generiche non sono sufficienti.

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