Cassazione Penale, Sentenza n. 24901/2023 del 08/06/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che confermava gli arresti domiciliari per il reato di turbata libertà degli incanti (art. 353 c.p.) con aggravante di agevolazione mafiosa (art. 416‑bis.1 c.p.). Due motivi: (1) contestazione della gravità indiziaria rispetto al reato di turbata libertà degli incanti, sostenendo che la rinuncia all'aggiudicazione da parte di Cirillo sarebbe stata volontaria e priva di violenza, minacce o frode; (2) contestazione dell'applicabilità dell'aggravante per agevolazione mafiosa per mancata prova della consapevolezza, da parte del ricorrente, che la sua condotta avesse la finalità di rafforzare l'attività del sodalizio mafioso.
La decisione
La Corte ha ritenuto il ricorso fondato in parte. Sul primo motivo ha confermato la correttezza della valutazione dei giudici del merito: sussistono gravi indizi di turbata libertà degli incanti, desunti dalle intercettazioni che dimostrano che Bartucci si è rivolto a D'Ambrosio affinché inducesse Cirillo a rinunciare, con chiari elementi di pressione derivanti dalla caratura criminale di D'Ambrosio. Sul secondo motivo, invece, la Corte ha accolto il ricorso: l'ordinanza impugnata non motiva adeguatamente la sussistenza dell'aggravante dell'agevolazione mafiosa, poiché manca una verifica concreta e motivata della finalità specifica di favorire l'associazione e della consapevolezza di tale finalità da parte del concorrente. Per tali ragioni la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato al Tribunale per un nuovo giudizio.
Norme richiamate
art. 353 cod. pen. (turbata libertà degli incanti)
La Corte ha ritenuto che sussistono gravi indizi a carico del ricorrente in relazione a questo reato, sulla base delle intercettazioni che mostrano l'intervento di persona di vertice del sodalizio per indurre la rinuncia all'aggiudicazione
art. 416‑bis.1 cod. pen. (aggravante per agevolazione di associazione mafiosa)
Per l'aggravante occorre dimostrare non solo il metodo mafioso ma la finalità specifica di favorire l'associazione e la consapevolezza di tale finalità da parte del concorrente; la motivazione dell'ordinanza impugnata non ha fornito tale verifica concreta
Giurisprudenza citata: Sez.3, n. 45536 del 15/9/2022 (Coluccio)
Richiamato per il principio che la configurabilità dell'aggravante richiede verifica rigorosa della finalità agevolativa e della consapevolezza dell'ausilio al sodalizio
Giurisprudenza citata: Sez. U, n. 8545 del 19/12/2019 (Chioccini)
Richiamato per il principio che l'aggravante di cui all'art. 416‑bis.1 ha natura soggettiva e si comunica al concorrente quando questi sia consapevole della finalità agevolativa perseguita dal compartecipe
Massime di principio
- Per il reato di turbata libertà degli incanti la gravità indiziaria può essere fondata su intercettazioni che dimostrino l'intervento intimidatorio di soggetti di rilievo criminale per indurre la rinuncia all'aggiudicazione
- L'impiego di soggetti legati ad un clan o il ricorso a modalità 'mafiose' non implica automaticamente l'aggravante di agevolazione mafiosa: è necessario provare la finalità specifica di favorire l'associazione
- L'aggravante ex art. 416‑bis.1 ha natura soggettiva e richiede la prova (anche nella fase cautelare, con adeguata motivazione) della consapevolezza, da parte del concorrente, della finalità agevolativa perseguita dal compartecipe
- In sede di impugnazione in Cassazione non è consentita una rielaborazione libera e parziale delle risultanze probatorie: il sindacato riguarda la correttezza del percorso motivazionale dei giudici del merito
- Nei casi in cui la condotta possa avere una duplice spiegazione (utilità personale vs utilità per l'associazione), il giudice deve motivare specificamente sull'esistenza di elementi che indichino l'interesse o la strumentalità della condotta rispetto al sodalizio
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