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Cassazione Penale, Ordinanza n. 00575/2026 del 08/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Roma del 4 marzo 2025, deducendo un unico motivo con cui contestava la correttezza della motivazione posta a base del giudizio di responsabilità per il reato ascritto. La Corte di cassazione ha però rilevato che il motivo era generico, perché non indicava le ragioni di diritto né i dati di fatto su cui fondava le richieste difensive. Per tale ragione il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Norme richiamate

  • art. 55, comma 9, D.L.vo 231/2007

    È la disposizione richiamata per descrivere il reato oggetto del giudizio; nel testo è anche indicato il riferimento all'art. 493-ter cod. pen.

  • art. 493-ter c.p.

    È indicato come corrispondente fattispecie penale richiamata nel provvedimento, ma senza ulteriore sviluppo interpretativo.

Massime di principio

  • In sede di legittimità, il motivo di ricorso deve contenere una censura specifica e autosufficiente, indicando in modo chiaro le ragioni di diritto e i dati di fatto posti a sostegno della doglianza.
  • La deduzione meramente generica della cattiva motivazione della sentenza impugnata non consente il sindacato della Corte di cassazione e comporta l'inammissibilità del ricorso.
  • Quando il ricorso è inammissibile, la parte ricorrente è condannata al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende nei limiti indicati nel provvedimento.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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