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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37083/2023 del 11/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di annullamento dell'ordinanza che ha rigettato la concessione dell'affidamento in prova al servizio sociale per l'espiazione della pena residua (condanna per detenzione illecita di stupefacente e ricettazione). Il ricorrente deduce carenza di motivazione, sostenendo che il Tribunale non avrebbe adeguatamente valorizzato l'assenza di notizie di reato nel periodo 2015-2021 e avrebbe dato peso a una segnalazione della Questura di Pescara del 2022 errata, mentre la non eccessiva gravità dei reati e il lungo periodo senza reati avrebbero dovuto consentire una prognosi favorevole di reinserimento sociale.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha ritenuto legittima la motivazione del Tribunale di sorveglianza, ricordando che per concedere misure alternative non è sufficiente l'assenza di elementi negativi, ma sono necessari elementi positivi che consentano un giudizio prognostico favorevole circa il ravvedimento, la risocializzazione e la prevenzione della recidiva. La Corte ha osservato che il Tribunale ha correttamente considerato la complessiva storia delittuosa del ricorrente, il lungo arco temporale dei precedenti reati e la segnalazione per un fatto più recente (2021), motivando la scelta di escludere l'affidamento in prova e ritenendo più adeguata, allo stato, la detenzione domiciliare come misura alternativa di carattere contenitivo per osservare il percorso di ravvedimento. Conseguentemente la Corte ha anche condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicato per disporre la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali in caso di rigetto del ricorso.

  • Testo unico sugli stupefacenti (t.u. sugli stupefacenti)

    Richiamato nel racconto dei fatti per qualificare i reati (detenzione illecita di stupefacente); non è stata svolta un'interpretazione normativa approfondita nella sentenza, ma il riferimento delimita la materia del reato in esecuzione.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (sentenze citate: Sez. 1 n. 20469 del 23/04/2014, Canterini; Sez. 1 n. 17021 del 09/01/2015, Niucera; Sez. 1 n. 5076 del 21/09/1999, Jankovic; Sez. 1 n. 18939 del 26/02/2013, E. A.; Sez. 1 n. 27264 del 14/01/2015, Sicari)

    Sezioni indicate nella motivazione

    Principi consolidati richiamati: per concedere misure alternative il giudice deve riscontrare elementi positivi e una prognosi favorevole di emenda e reinserimento; valutare soprattutto il comportamento e la situazione del soggetto dopo i fatti; la gravità e la tipologia dei reati sono rilevanti ma non esclusivi; l'attività lavorativa è un elemento rilevabile ma non indispensabile e può essere surrogata da attività socialmente utili o volontariato.

Massime di principio

  • L'assenza di reati recenti o di carichi pendenti non è di per sé sufficiente per ottenere una misura alternativa: servono elementi positivi che consentano una prognosi favorevole di ravvedimento e reinserimento.
  • Il giudice deve privilegiare la valutazione del comportamento e della situazione del soggetto successivamente ai fatti penalmente rilevanti per verificare la presenza di una evoluzione positiva della personalità.
  • La gravità e la tipologia dei reati restano fattori importanti ma vanno bilanciati con il comportamento post-fatto; una diversa lettura dei fatti da parte del ricorrente difficilmente basta a scalfire una motivazione equilibrata del giudice di merito.
  • L'attività lavorativa del richiedente è un elemento valutabile ma non indispensabile: può essere compensata da attività socialmente utili o volontariato ai fini dell'affidamento in prova.
  • Quando il giudice ritiene necessario un percorso di progressione nel trattamento penitenziario, può ritenere più idonea una misura di carattere contenitivo (es. detenzione domiciliare) prima di concedere l'affidamento in prova.
  • Se la motivazione del provvedimento impugnato è coerente, equilibrata e fondata su dati fattuali concreti, la Cassazione tende a rigettare le doglianze basate su una diversa rilettura dei fatti.
  • Il rigetto del ricorso può comportare la condanna alle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

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