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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37049/2023 del 11/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la conferma in appello della condanna per detenzione illecita di stupefacenti (art. 73, commi 1 e 4, d.P.R. 309/90). Il ricorrente ha contestato: 1) la qualificazione della detenzione come finalizzata alla cessione, sostenendo che gli elementi emersi (peso della sostanza, confezionamento in involucri di carta stagnola) non provano in modo certo la destinazione a spaccio e che la droga era per uso personale; 2) la mancata riqualificazione nella fattispecie di lieve entità (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90); 3) il rifiuto delle attenuanti generiche; 4) la motivazione sulla recidiva e la possibilità di escluderla. Si rileva che la sostanza sequestrata (hashish) è stata descritta come idonea a ricavare 1.012,4 dosi medie singole e che in ricorso si è fatto riferimento a 144 grammi.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato la decisione della Corte d'appello. I giudici di legittimità hanno ritenuto congrua e sufficientemente motivata la valutazione di merito secondo cui la quantità non modesta, la parziale suddivisione in dosi, l'elevata percentuale di principio attivo (THC) e la detenzione nello stato di arresti domiciliari indicavano destinazione a spaccio e non uso personale. È stato altresì ritenuto corretto il rigetto della riqualificazione nella fattispecie di lieve entità, il diniego delle attenuanti generiche e la statuizione sulla recidiva, essendo la motivazione di secondo grado adeguata. Conseguentemente la sentenza di condanna (pena di 2 anni e 20 giorni di reclusione e multa di euro 6.667,00) resta confermata; il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende (art. 616 cod. proc. pen.).

Norme richiamate

  • D.P.R. 309/1990, art. 73, commi 1 e 4

    articolo 73, commi 1 e 4, d.P.R. 309/90

    Norma applicata per ritenere la responsabilità per detenzione illecita ad fini di spaccio; la Corte ha ritenuto che elementi quali quantità, confezionamento e qualità della sostanza giustifichino la qualificazione ex commi 1 e 4

  • D.P.R. 309/1990, art. 73, comma 5

    art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90

    Disciplina della 'lieve entità': la Corte ha ricordato che si richiede una valutazione complessiva di fattori quantitativi, qualitativi e circostanziali e che un elemento negativo può essere assorbente (richiamo a Sez. U. Murolo)

  • Codice di procedura penale, art. 546, comma 1, lett. e)

    articolo 546, comma 1, lettera e), cod. proc. pen.

    Norma sulla motivazione della sentenza di appello: la Corte ha ritenuto che la pronuncia di merito abbia dato risposta logica e sufficiente alle doglianze difensive

  • Codice di procedura penale, art. 530

    articolo 530 cod. proc. pen.

    Richiamato in motivi di ricorso relativi a vizio di motivazione: la Corte di Cassazione ha giudicato infondati i profili di illegittimità denunciati

  • Codice penale, art. 133

    Regole sull'applicazione delle circostanze attenuanti: la Corte territoriale ha indicato elementi ostativi al riconoscimento delle attenuanti generiche (personalità negativa, precedenti, modalità del fatto)

  • Codice penale, art. 62-bis

    articolo 62-bis cod. pen.

    Disposizione sulle attenuanti generiche: la Cassazione ha confermato che il giudice di merito può basare il diniego delle attenuanti anche su un solo elemento ritenuto prevalente

  • Codice penale, art. 99-bis

    articolo 99-bis cod. pen.

    Norma richiamata nel ricorso in relazione alla recidiva: la Corte ha ritenuto corretta la valutazione del giudice di merito circa l'esistenza di recidiva e la sua incidenza sulla personalità dell'imputato

  • Codice di procedura penale, art. 616

    Norma che prevede il versamento alla Cassa delle ammende: applicata dalla Corte di Cassazione per condannare il ricorrente al versamento di euro 3.000,00

Massime di principio

  • La distinzione tra detenzione per uso personale e detenzione per spaccio richiede una valutazione complessiva: quantità, qualità (percentuale di principio attivo), confezionamento in dosi, modalità e luogo di detenzione (es. in casa, durante arresti domiciliari) sono fattori rilevanti e possono giustificare l'ipotesi di spaccio se, nel complesso, indicano professionalità o continuità nell'approvvigionamento
  • Il solo dato ponderale non è formalmente decisivo ma può costituire un indizio forte; se combinato con altri elementi negativi può risultare determinante (principio delle Sezioni Unite: un elemento negativo assorbente non è compensabile)
  • I precedenti penali specifici non sono in sé ostativi al riconoscimento della lieve entità, ma possono essere presi in considerazione nell'ambito della valutazione complessiva della personalità e del disvalore dell'azione (pur non costituendo un indice previsto dall'art. 73, comma 5)
  • Il giudice di merito ha ampia discrezionalità nella valutazione degli elementi di prova; la Corte di Cassazione tende a sindacare con rigore solo la correttezza logico-giuridica della motivazione e non rivaluta i fatti quando la motivazione è congrua e coerente
  • In caso di contestazione del diniego delle attenuanti generiche o della qualificazione della recidiva, è essenziale che la difesa contesti in maniera specifica e dimostri l'irragionevolezza o l'illogicità della motivazione di merito, non limitandosi a rilievi generici
  • Per ottenere la riqualificazione nella fattispecie di lieve entità è necessario fornire elementi concreti che smentiscano la rilevanza assorbente di fattori negativi (es. dimostrare l'assenza di familiarità con canali di approvvigionamento, insufficiente principio attivo, confezionamento non riconducibile allo spaccio)

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