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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2723/2022 del 24/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione per saltum avverso la sentenza del Tribunale di Genova del 23/01/2020 che aveva condannato la ricorrente a euro 500,00 per i reati di minaccia grave e percosse. Si deduceva vizio di motivazione e violazione di legge rispetto all'individuazione del reato più grave: la difesa sosteneva che il reato più grave fosse quello di percosse poiché, a suo avviso, il riconoscimento delle attenuanti generiche, equivalenti all'aggravante di cui all'art. 612 comma 2 c.p., avrebbe fatto assumere alla minaccia una pena base pecuniaria di minore entità rispetto a quella delle percosse.

La decisione

Il ricorso è dichiarato manifestamente infondato e inammissibile. La Corte ha ritenuto corretta la determinazione del reato più grave effettuata dal giudice di merito, osservando che la pena pecuniaria prevista per il reato di minaccia è 'fino a euro 1.032' mentre per il reato di percosse è 'fino a euro 309'. Conseguentemente la ricorrente è condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 612 cod. pen. (minaccia)

    nel provvedimento si richiama il confronto tra la pena pecuniaria prevista per la minaccia 'fino a euro 1.032' e quella per le percosse 'fino a euro 309' e si menziona il comma 2

    La Corte ha utilizzato il confronto tra le tipiche entità di pena previste dalla norma per stabilire quale reato fosse più grave nel caso concreto; ha ritenuto irrilevante la dedotta equivalenza delle attenuanti con l'aggravante ai fini della classificazione opponente.

  • art. 23, co. 8, dl. 28 ottobre 2020, n. 137

    richieste scritte ai sensi dell'art. 23, co. 8, dl. 28 ottobre 2020, n. 137

    Richiesta del Pubblico Ministero in forma scritta come previsto dalla norma, con conclusione per l'inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • Per individuare quale reato è "più grave" nel cumulo logico è appropriato confrontare le sanzioni previste dalla legge (pena massima o pena tipica) relative ai singoli reati.
  • Le attenuanti e le aggravanti, se contestate, devono essere valutate con il corretto calcolo della pena: la mera affermazione che attenuanti equivalgono a una certa aggravante non sostituisce il computo concreto delle conseguenze sulla pena finale.
  • In sede di cassazione per questioni manifeste e semplici (es. confronto delle sanzioni legali) il ricorso può essere dichiarato manifestamente infondato e inammissibile senza un riesame complesso dei fatti.
  • Quando si contesta l'individuazione del reato più grave conviene produrre un prospetto comparativo chiaro delle singole pene legali e del loro eventuale mutamento per effetto di attenuanti/aggravanti, per dimostrare che l'ordine tra reati cambia effettivamente dopo la modulazione delle circostanze.
  • Nel confronto tra pene pecuniarie e pene detentive occorre applicare criteri di comparazione e/o conversione riconosciuti dalla giurisprudenza; non è sempre sufficiente un mero raffronto numerico senza considerare la natura della sanzione.

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