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Cassazione Civile, Ordinanza n. 15718/2023 del 05/06/2023

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (ente previdenziale)

La controversia

La controversia riguarda il riconoscimento di sgravi contributivi previsti dall'art. 9, comma 8, della legge n. 407 del 1990, nel testo anteriore alle modifiche della legge n. 92 del 2012. La Corte d'appello aveva confermato la legittimità dei benefici in favore della società, ritenendo sufficiente che i nuovi assunti non avessero la stessa posizione dei lavoratori precedentemente licenziati e che non vi fosse un avvicendamento diretto tra gli uni e gli altri, anche perché i neoassunti erano stati adibiti a sedi diverse. L'INPS ha proposto ricorso per cassazione denunciando violazione e falsa applicazione della disciplina sugli sgravi contributivi, sostenendo che la Corte di merito aveva erroneamente riconosciuto il beneficio senza verificare in concreto tutte le condizioni richieste dalla legge, in particolare l'effettivo incremento occupazionale e la non sostituzione di lavoratori già licenziati o sospesi nei sei mesi precedenti.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto fondato l'unico motivo di ricorso. Ha affermato che, in materia di sgravi contributivi, incombe sul datore di lavoro l'onere di provare tutti i presupposti per fruire del beneficio e che non basta un accertamento meramente formale, essendo necessaria una verifica sostanziale della concreta operazione occupazionale e della sua non elusività rispetto alla ratio incentivante della norma. La motivazione della Corte territoriale, limitata a escludere un avvicendamento diretto tra vecchi e nuovi dipendenti, è stata giudicata generica e insufficiente. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d'appello di Bari, in diversa composizione, per un nuovo esame dei presupposti di legge e per la regolazione delle spese.

Norme richiamate

  • art. 9, comma 8, L. n. 407 del 1990

    «quando esse non siano effettuate in sostituzione di lavoratori dipendenti dalle stesse imprese per qualsiasi causa licenziati o sospesi»

    La norma riconosce lo sgravio contributivo solo se ricorrono congiuntamente i requisiti soggettivi del lavoratore e quelli del datore di lavoro; non è sufficiente il dato formale della diversa collocazione dei neoassunti, dovendosi verificare in concreto che l'assunzione non costituisca sostituzione di lavoratori licenziati o sospesi e che realizzi una reale novità occupazionale.

  • art. 12 disp. att. c.c.

    È richiamato dall'INPS nel motivo di ricorso insieme alla legge n. 407 del 1990; dal testo non emerge una specifica autonoma interpretazione della Corte, oltre al riferimento complessivo alla corretta sussunzione della fattispecie nella norma agevolativa.

Massime di principio

  • In tema di sgravi contributivi, il datore di lavoro che invochi il beneficio deve provare la sussistenza di tutti i requisiti previsti dalla disciplina agevolativa, sia oggettivi sia soggettivi.
  • La verifica del diritto allo sgravio non può arrestarsi al rispetto formale dei parametri normativi, ma deve estendersi all'accertamento sostanziale della concreta operazione, per escludere che assunzioni e licenziamenti siano stati posti in essere in funzione elusiva della finalità di incremento occupazionale.
  • Quando la legge collega il beneficio alla mancanza di sostituzione di lavoratori licenziati o sospesi, il giudice deve accertare in concreto la necessità della nuova assunzione e l'inevitabilità della scelta datoriale, anche in relazione alla possibilità di riassorbimento o riutilizzo dei lavoratori precedentemente cessati.
  • Una motivazione che si limiti ad affermare l'assenza di un avvicendamento diretto tra vecchi e nuovi dipendenti è insufficiente a dimostrare la sussistenza dei presupposti per il beneficio contributivo.

Come è indicizzato

MaterieContributi previdenzialiRetribuzione e TFR
RamiPrevidenzaLavoro
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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