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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 23630/2025 del 21/08/2025

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della validità del termine finale apposto a una pluralità di contratti a termine (maggio 2016 - agosto 2019). Il ricorrente deduceva nullità dei termini e frode alla legge per ottenere la declaratoria di rapporto a tempo indeterminato e l'indennità risarcitoria. In primo grado il Tribunale rigettò; la Corte d'Appello confermò ritenendo inadeguate le allegazioni del lavoratore sulla frode e ritenendo, tra l'altro, che il superamento dei limiti percentuali comporti solo sanzioni amministrative ex art. 23 co.4 d.lgs. 81/2015 e che non sussistessero "contratti successivi" o "rinnovi" tra le stesse parti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso per cassazione. Ha dichiarato ammissibile il ricorso nonostante la procura fosse stata redatta in forma cartacea poi digitalizzata; ha ritenuto tardiva e quindi irrilevante la rinunzia successiva alla relazione in udienza; sull'impugnazione sostanziale ha ritenuto il motivo infondato: la decisione di merito non era affetta da motivazione apparente e il ricorrente non aveva allegato elementi concreti idonei a provare la frode alla legge. La Corte ha inoltre richiamato che la normativa nazionale (art. 23 co.4 d.lgs. 81/2015) prevede sanzioni amministrative per la violazione dei limiti percentuali e che, secondo l'interpretazione della direttiva 1999/70/CE e della giurisprudenza, la temporaneità dell'esigenza produttiva non è requisito imposto in senso assoluto. Infine è stato evidenziato che i contratti erano tra soggetti diversi (Retail e Distribution), per cui non poteva parlarsi di rinnovo/contratti successivi nella nozione tecnica. Condanna del ricorrente alle spese di giudizio di legittimità e liquidazione dei compensi.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 81/2015, art. 23, co. 4

    La violazione del limite percentuale non determina la trasformazione del contratto a termine in tempo indeterminato, ma l'applicabilità di sanzioni amministrative pecuniarie

    La Corte ha interpretato questa norma nella direzione per cui il superamento dei limiti percentuali non comporta automatica conversione del rapporto in tempo indeterminato, rilevando la natura sanzionatoria/amministrativa della norma

  • d.lgs. n. 81/2015, art. 19

    Richiamato per indicare che i singoli rapporti erano soggetti, ratione temporis, al regime a-causale allora vigente; ciò contribuisce a escludere la frode alla legge se i singoli termini rispettavano i limiti di durata

  • Direttiva 1999/70/CE (accordo quadro CES/UNICE/CEEP), clausola 5

    Per prevenire gli abusi derivanti dall'utilizzo di una successione di contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato, gli Stati membri ... dovranno introdurre ... misure relative a: a) ragioni obiettive per la giustificazione del rinnovo; b) la durata massima totale; c) il numero dei rinnovi. ... dovranno stabilire a quali condizioni i contratti devono essere considerati "successivi" e quando devono essere ritenuti a tempo indeterminato

    La Corte ricorda che la direttiva non impone che la "temporaneità" dell'esigenza produttiva sia sempre un requisito di validità del contratto a termine; la clausola 5 richiede misure preventive contro gli abusi ma lascia spazio alle discipline nazionali

  • codice di procedura civile, art. 360, co. 1, n. 4

    Fondamento normativo del motivo di cassazione proposto (nullità per motivazione insufficiente/contraddittoria)

  • codice di procedura civile, art. 132, co. 2, n. 4

    Norma richiamata nel gravame per censurare la motivazione della sentenza d'appello; la Corte ha valutato che non ricorressero i profili di "motivazione apparente" richiesti dalla giurisprudenza

  • codice di procedura civile, art. 390

    Richiamato in relazione alla possibilità di rinuncia al ricorso in Cassazione; la Corte ha ritenuto la rinunzia tardiva e quindi inefficace

  • d.P.R. n. 115/2002, art. 13, co. 1-quater

    Richiamato in relazione all'ulteriore importo dovuto a titolo di contributo unificato per il ricorso

  • giurisprudenza di legittimità (Sezioni Unite: Cass. SS.UU. n. 8053/2014, n. 8054/2014; Cass. SS.UU. n. 22232/2016; Cass. n. 23495/2022)

    Principi utilizzati: definizione della "motivazione apparente" e dei parametri per dichiarare la nullità per carenze motivazionali; richiamo a precedenti su interpretazione della direttiva e sul concetto di abuso/rinnovo

Massime di principio

  • L'onere della prova dell'uso fraudolento o dell'abuso dei contratti a termine grava sul lavoratore che allega la frode; sono richieste allegazioni concrete e circostanze specifiche
  • La mera pluralità di contratti a termine non vale di per sé a dimostrare frode alla legge: vanno valutati la titolarità dei datori, la sussistenza di "contratti successivi" o "rinnovi" e il rispetto dei limiti di legge
  • Il superamento dei limiti percentuali previsto dalla disciplina vigente può dar luogo a sanzioni amministrative senza automatica conversione del rapporto a tempo indeterminato, salvo diversa previsione normativa
  • Per configurare "rinnovo" o "contratti successivi" è necessaria l'identità del contraente/ datore: contratti stipulati con società diverse possono impedire la configurazione tecnica di rinnovo
  • Documenti ufficiali come visure camerali, se depositati in giudizio e non contestati nei dati essenziali, possono avere valore indiziario anche se originariamente contengono dichiarazioni di parte
  • La direttiva 1999/70/CE e la relativa giurisprudenza non impongono automaticamente la prova di una "temporaneità" dell'esigenza produttiva come condizione esclusiva di validità dei contratti a termine; lo Stato membro può adottare misure preventive contro gli abusi
  • In Cassazione la rinunzia al ricorso è possibile ma entro termini rigorosi (fino all'inizio della relazione in udienza o adunanza camerale); rinunce successive risultano inefficaci

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