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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18830/2024 del 13/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso la sentenza di appello che aveva ritenuto Berno responsabile, in qualità di consulente, di concorso come "extraneus" nei reati di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale. Il primo motivo contestava la ricostruzione fattuale e l'attribuzione di un ruolo attivo nella distrazione di risorse della società ADI s.r.l., richiamando la valutazione delle risultanze probatorie (cancellazione di una cartella informatica contenente la contabilità, conversazioni intercettate che indicavano la predisposizione di una versione di comodo). Il secondo motivo impugnava il diniego delle circostanze attenuanti generiche e la relativa motivazione della Corte d'appello.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Quanto al primo motivo, ha ritenuto infondate le critiche alla ricostruzione della Corte d'appello, che aveva motivatamente individuato un ruolo consapevole e attivo del Berno nel progetto distrattivo (consulenza per trasferimento delle risorse, cancellazione dei dati contabili e predisposizione di giustificazioni). Quanto al secondo motivo, la Corte ha ritenuto non specifiche le censure sul diniego delle attenuanti generiche: la motivazione del giudice di merito è stata ritenuta logica e sufficiente. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende (ai sensi dell'art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. 5, n. 18677 del 08/02/2021, Angeletti, Rv. 281042 - 01)

    Definizione del concorso dell'extraneus nella bancarotta fraudolenta: il professionista (legale o consulente contabile) che, consapevole dei propositi distrattivi, fornisca consigli o assistenza per sottrarre beni ai creditori o garantisca impunità, integra partecipazione rilevante.

  • Giurisprudenza sulla motivazione del diniego delle attenuanti generiche (Sez. 6, n. 42688 del 24/09/2008; Sez. 2, n. 3609 del 18/01/2011, Sermone; Sez. 6, n. 34364 del 16/06/2010, Giovane)

    È sufficiente che il giudice di merito indichi gli elementi ritenuti decisivi per il diniego delle attenuanti generiche; non è necessario elencare o valutare esaurientemente tutti gli elementi favorevoli o sfavorevoli.

  • Art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso e la possibilità di condannare al versamento in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • I consulenti professionali (avvocati, commercialisti) possono essere ritenuti responsabili come "extranei" in reati di bancarotta fraudolenta se, con consapevolezza dei propositi distrattivi, forniscono consigli o assistenza volti a sottrarre beni ai creditori o a garantire l'impunità del progetto criminoso.
  • La cancellazione di documentazione contabile o informatica e le prove di tentativi di giustificazione artificiosa (es. versioni di comodo) costituiscono elementi probatori altamente significativi per dimostrare partecipazione attiva al reato.
  • Le valutazioni di merito basate su un'analisi complessiva e motivata delle prove sono difficili da superare in Cassazione se le censure del ricorrente restano generiche o assertive.
  • Il diniego delle attenuanti generiche non richiede una motivazione esaustiva su tutti gli elementi possibili; il giudice deve indicare i motivi e gli elementi ritenuti decisivi che giustificano il rifiuto.
  • In caso di rigetto del ricorso, il ricorrente può essere condannato alle spese e ad un contributo alla Cassa delle ammende; pertanto anche profili di responsabilità economica/accessoria possono seguire la conferma della condanna penale.

Testo integrale

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