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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46388/2023 del 16/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale di Palermo che, in funzione di giudice del riesame, aveva accolto l'appello del Pubblico Ministero e ripristinato la misura interdittiva di sospensione dall'incarico pubblico. Il difensore deduceva vizi di motivazione: (i) l'omessa o insufficiente valutazione dell'attualità e della concretezza del pericolo di reiterazione ai sensi dell'art. 274 lett. c) c.p.p., con valutazioni ritenute astratte e non tenenti conto dell'incensuratezza, dell'irreprensibile curriculum lavorativo (servizio regionale dal 1991 senza rilievi disciplinari) e delle dimissioni/richiesta di ricollocazione e della assegnazione ad altra unità operativa; (ii) la mancata considerazione del "tempo silente" intercorso tra i fatti (periodo dei fatti indicato in sentenza come febbraio-maggio 2021, con riferimenti temporali anche discrepanti nel provvedimento) e la decisione cautelare, ossia l'effetto attenuante della distanza temporale ex artt. 292 e 299 c.p.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto i motivi fondati per carenza motivazionale. Ha richiamato il principio secondo cui, pur essendo possibile ritenere attuale il pericolo di reiterazione per reati contro la PA anche in presenza di sospensione dal servizio, i giudici devono fornire motivazione adeguata e logica, valutando attualità e concretezza del pericolo, la personalità dell'indagato, le modalità del reato, il contesto e la distanza temporale. Ha rilevato che l'ordinanza impugnata ha fornito argomentazioni apodittiche e congetturali (soprattutto sulla non rilevanza delle dimissioni/riassegnazione e sulla "propensione criminale" senza specificazioni concrete) e ha sottovalutato il tempo trascorso. Per tali ragioni l'ordinanza è stata annullata.

Norme richiamate

  • art. 274, lett. c) cod. proc. pen.

    Norma richiamata per il pericolo di reiterazione dei reati: la Corte sottolinea che l'applicazione di tale presupposto richiede valutazione di attualità e concretezza del pericolo, non una generica previsione astratta; va effettuata un'analisi prognostica individualizzata che tenga conto di modalità della condotta, personalità dell'indagato, contesto e distanza temporale.

  • artt. 292 e 299 cod. proc. pen.

    Richiamati in relazione all'onere motivazionale e alla valutazione della pericolosità: la Corte osserva che il giudice deve considerare l'affievolimento delle esigenze cautelari con il passare del tempo e motivare adeguatamente la persistente necessità della misura.

  • art. 23, comma 8, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137, conv. dalla l. 18 dicembre 2020

    Norma procedurale richiamata per la trattazione scritta del procedimento in Cassazione (facoltà di decidere senza discussione orale se non richiesta nei termini).

Massime di principio

  • Per ritenere attuale il pericolo di reiterazione di reati contro la pubblica amministrazione è necessaria una valutazione concreta e prognostica, non astratta; il giudice deve motivare specificamente perché il rischio sussiste nell'attualità.
  • La sospensione dal servizio o la riassegnazione ad altra unità possono incidere significativamente sul pericolo di reiterazione; il giudice deve esplicitare perché tali elementi non eliminano o non attenuano il rischio.
  • Il tempo intercorso tra i fatti contestati e la decisione cautelare attenua le esigenze cautelari: maggiore è la distanza temporale, maggiore è l'onere motivazionale del giudice per dimostrare la persistenza del pericolo.
  • La valutazione deve essere individualizzata: vanno considerate l'incensuratezza, il curriculum, l'assenza di rilievi disciplinari e le concrete modalità delle condotte contestate; affermazioni generiche sulla "propensione" a delinquere sono insufficienti.
  • In caso di decisioni di riesame che ripristinano misure interdittive, occorre spiegare logicamente perché le misure amministrative assunte dall'interessato (dimissioni, richieste di ricollocazione) non rappresentino indizi di resipiscenza o fattori di mitigazione del rischio.

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