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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6330/2024 del 13/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente era stata condannata per il delitto di truffa per aver indotto la segretaria di una società a disporre un bonifico di 1.400 euro sul proprio IBAN, fornendo dati ingannevoli. Ha impugnato sostenendo: 1) nullità processuale per omessa considerazione delle conclusioni scritte in sede di appello; 2) tardività della querela (il bonifico è del 10/04/2017, la querela del 06/12/2017) perché la parte offesa avrebbe dovuto ritenere completata la conoscenza del reato al momento del bonifico, non al momento del protesto della cambiale successiva; 3) vizio nella qualificazione del fatto come truffa anziché altra fattispecie (il bonifico sarebbe stato causato da mero errore della segretaria).

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto inammissibile la prima censura (generica). Ha accolto la seconda censura: ha stabilito che la consapevolezza della parte offesa della frode si è raggiunta al momento dell'effettuazione del bonifico (quando l'indicazione fraudolenta dell'IBAN ha prodotto l'ingiusto profitto), perciò i termini per proporre querela sono decorrenti da quel momento; la querela proposta il 06/12/2017 risultava quindi tardiva. La terza censura è stata ritenuta infondata e assorbita dall'accoglimento della seconda. Di conseguenza la sentenza impugnata è annullata senza rinvio perché il reato è improcedibile per difetto di tempestiva querela.

Norme richiamate

  • art. 124 codice penale

    Richiamata in relazione alla decorrenza dei termini; nella motivazione la questione della decorrenza del termine per la querela è stata valutata alla luce del momento in cui la parte offesa ha avuto piena consapevolezza della frode.

  • art. 640 codice penale

    Articolo che disciplina il reato di truffa; la Corte ha ritenuto sussistenti gli elementi della truffa (induzione in errore, conseguente ingiusto profitto), ma l'azione è stata dichiarata improcedibile per tardività della querela.

  • art. 647 codice penale

    Richiamato dalla difesa come possibile diversa qualificazione del fatto; la Corte di Cassazione ha ritenuto infondata la censura sulla qualificazione e ha confermato che la fattispecie di truffa era adeguata rispetto alla condotta descritta.

Massime di principio

  • Il termine per proporre querela decorre dal momento in cui la persona offesa ha piena e concreta conoscenza del fatto costituente reato; se la frode si realizza immediatamente con il pagamento o trasferimento indotto, la decorrenza può coincidere con quel momento.
  • Eventuali atti successivi dell'autore del reato volti a restituire quanto indebitamente percepito (es. rilascio di cambiale, tentativo di rimedio) non sempre sospendono o posticipano l'inizio del termine per la querela riguardante la frode originaria.
  • Per contestare la mancata considerazione di deduzioni o conclusioni processuali occorre dimostrare l'effettivo pregiudizio determinato dall'omissione; censure generiche sono spesso dichiarate inammissibili.
  • La qualificazione giuridica del fatto (es. truffa vs. altra fattispecie) richiede verifica degli elementi costitutivi: se è provata l'induzione in errore e l'ingiusto profitto, la configurabilità della truffa è possibile; chi propone la diversa qualificazione deve dimostrare l'assenza di tali elementi.
  • Se la querela è tardiva e il reato è procedibile solo a querela di parte, l'azione penale può risultare improcedibile con annullamento della sentenza senza rinvio.

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