Cassazione Penale, Sentenza n. 22267/2025 del 12/06/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna la conferma della condanna per ricettazione di 700.000 euro rinvenuti in un doppio fondo dell'autovettura su cui viaggiava, deducendo: (i) nullità processuale per mancata concessione della parola al codifensore Pagani; (ii) vizio di motivazione sulla qualificazione della somma come di provenienza illecita e sull'inidoneità delle argomentazioni a provare la provenienza illecita; (iii) violazione dell'art. 522 c.p.p. per aver ricondotto la provenienza a narcotraffico non contestato; (iv) illegittima utilizzazione del certificato del DAP acquisito agli atti; (v) esclusione apodittica di concorso nel reato presupposto e mancato riconoscimento della forma meno grave (secondo comma art. 648 c.p.); (vi) omessa valutazione dell'eventuale avvio di procedimento di prevenzione patrimoniale o della derubricazione a favoreggiamento o trasferimento fraudolento di valori; (vii) confisca dell'intera somma senza distinguere eventuale parte lecita; (viii) mancata concessione delle attenuanti generiche, della sospensione condizionale e delle sanzioni sostitutive per assenza di procura speciale o per incompatibilità con misure cautelari.
La decisione
La Corte di legittimità ha dichiarato il ricorso inammissibile rigettando le censure come per lo più reiterative e/o manifestamente infondate. In particolare: la presunta nullità per mancata parola al codifensore doveva essere eccepita immediatamente e risultava perentoria; la Corte d'appello ha motivatamente ritenuto provata la provenienza illecita della somma valorizzando l'ingente importo, il doppio fondo costruito ad hoc, la reazione del cane antidroga, l'atteggiamento dell'imputato, la presenza di altro denaro e di un telefono criptato, l'assenza di spiegazioni plausibili e le misure cautelari per reati di droga a carico dell'imputato; il certificato DAP è stato acquisito nel contraddittorio e la sua utilizzazione è lecita; non sussistono elementi per ritenere più favorevole la qualificazione in favoreggiamento o per derubricare alla forma meno grave; la confisca dell'intera somma è giustificata dall'omogeneità delle mazzette e dall'assenza di elementi distintivi che permettano di escludere parte lecita; il diniego di sanzioni sostitutive e attenuanti è motivato con considerazioni sulla pericolosità e sugli elementi acquisiti, nonché su profili procedurali. Di conseguenza la condanna e le misure patrimoniali confermate nella sentenza impugnata restano in piedi.
Norme richiamate
art. 610 co. 5 e art. 611 co. 1-bis e ss. c.p.p.
Regole sul trattamento del ricorso e sulla trattazione in camera di consiglio: la corte ha proceduto senza udienza orale per mancanza di richiesta; utilizzate per giustificare la modalità di trattazione
Rinvio a nullità processuali generali; la Corte ha ritenuto che la presunta nullità difensiva non fosse stata tempestivamente eccepita
Norma richiamata dal difensore in relazione alle nullità che possono essere eccepite in appello; la Corte ha ritenuto la questione perentoria e non tempestivamente dedotta
Termini di decadenza per eccezioni/nullità: la mancata immediata eccezione ha prodotto decadenza
Divieto di travisamento dell'imputazione: la Corte ha ritenuto che l'imputazione contenesse la generica indicazione di provenienza illecita e pertanto non vi fosse travisamento nel dettagliare la matrice in base agli elementi acquisiti
Regole sull'utilizzabilità della prova nel giudizio abbreviato/contratto: la Corte ha ritenuto lecita l'acquisizione e l'utilizzo di atti acquisiti nel contraddittorio
Censura sulla motivazione: la Corte ha risposto che le deduzioni erano reiterative e non contrastavano puntualmente la motivazione della Corte d'appello
Riapertura dell'istruttoria: la Corte osserva che per l'acquisizione di documenti non è sempre necessaria formale riapertura dell'istruttoria
art. 648 c.p. (ricettazione), art. 648 secondo comma
Distinzione tra le forme di ricettazione: la Corte ha escluso la forma meno grave perché non emergono reati contravvenzionali alla base della provvista; ritenuta la fattispecie principale
Disciplina delle sanzioni sostitutive: la Corte ha motivato il diniego anche sulla base dell'assessment sulla personalità e pericolosità del condannato e di profili procedurali relativi alla proposizione dell'istanza
Massime di principio
- La detenzione di ingenti somme di denaro in contanti occultate (es. doppio fondo), unita all'assenza di spiegazioni plausibili e ad altri elementi indiziari (comportamento dell'imputato, reazione di cane antidroga, telefoni criptati, presenza di ulteriori denari), può legittimamente costituire prova indiziaria sufficiente per la ricettazione anche se il delitto presupposto non è stato specificamente individuato.
- Le nullità processuali che incidono sulle prerogative difensive devono essere eccepite tempestivamente: la mancata immediata deduzione può comportare decadenza e rendere la censura inammissibile in sede di Cassazione.
- Documenti acquisiti nel contraddittorio delle parti possono essere utilizzati come elementi indiziari in sede di giudizio di merito; non sempre è necessaria la formale riapertura dell'istruttoria per valutarne la rilevanza.
- L'utilizzo di misure cautelari o provvedimenti successivi alla condotta processata può avere rilievo indiziario se coerente con il quadro fattuale, purché gli atti siano stati acquisiti nel rispetto del contraddittorio e non violino la presunzione di non colpevolezza.
- Quando le mazzette/porzioni di denaro sono omogenee e non emergono elementi distintivi che consentano di separare una parte lecita, la confisca dell'intera somma può essere giustificata.
- La qualificazione giuridica più sfavorevole (es. ricettazione per provento di narcotraffico) può essere confermata se il compendio probatorio è ritenuto idoneo; in dubbi non adeguatamente fondati, il principio 'in dubio pro reo' resta però rilevante e va valutato caso per caso.
- Le richieste di sanzioni sostitutive o attenuanti possono essere negate per valutazioni sulla pericolosità e meritevolezza dell'imputato basate su elementi di fatto anche successivi, purché la decisione sia motivata e ancorata a elementi acquisiti.
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