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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35834/2023 del 28/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Contenzioso sull'ottemperanza di un'ordinanza del Magistrato di sorveglianza che aveva autorizzato Pasquale Bertuca, detenuto in regime 41-bis, a svolgere un colloquio telefonico mensile con il fratello anch'esso detenuto. L'Amministrazione penitenziaria aveva consentito il colloquio per giugno 2021 ma non per il mese successivo, avendo seguito il parere contrario della DDA. Il Ministero ha impugnato l'ordinanza del Magistrato di sorveglianza ritenendo illegittima la disapplicazione dell'art. 16.2 della circolare DAP che prescrive l'acquisizione del parere non vincolante della DDA per tali colloqui, oltre a sostenere che l'autorizzazione non può essere riconosciuta in via automatica per i mesi successivi senza istruttoria rafforzata.

La decisione

La Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata. Ha ritenuto che l'autorizzazione al colloquio telefonico prevista dall'art. 41-bis, comma 2-quater, lett. b) non possa essere riconosciuta in modo permanente per i mesi successivi senza una specifica e autonoma richiesta e relativa valutazione. Ha inoltre affermato che, in presenza di entrambi i detenuti sottoposti a 41-bis, la procedura richiede una verifica completa che contempli il parere non vincolante della DDA secondo la circolare DAP 2 ottobre 2017, n. 3676/6126, e che il provvedimento impugnato ha illegittimamente disapplicato tale prescrizione e non ha dato motivazione sufficiente rispetto al parere contrario della DDA.

Norme richiamate

  • art. 41-bis ord. pen., comma 2-quater, lett. b)

    detenuto che non effettua il colloquio in presenza puo' essere autorizzato ad effettuare un colloquio telefonico mensile con i familiari e conviventi della durata massima di dieci minuti

    L'autorizzazione al colloquio telefonico sostitutivo e' prevista ma va concessa per ciascun colloquio su richiesta e non 'una tantum' in modo definitivo; occorre bilanciare il diritto al contatto con le esigenze di sicurezza del regime 41-bis

  • Circolare DAP n. 3676/6126 del 2 ottobre 2017, art. 16.1 e 16.2

    art. 16.2: va acquisito il parere non vincolante della DDA; art. 16.1: le richieste di colloqui telefonici con altri familiari in 41-bis non saranno generalmente accolte salvo che dal parere della DDA non emergano concreti e rilevanti elementi che ne sconsiglino l'effettuazione

    La circolare prescrive una istruttoria rafforzata per i colloqui fra detenuti entrambi sottoposti a 41-bis; il parere della DDA, pur non vincolante, deve essere acquisito e valutato e la sua omissione non e' consentita

  • Art. 35-bis, comma 5, ord. pen. (giurisprudenza richiamata)

    procedimento di ottemperanza presuppone la mancata esecuzione del provvedimento dell'amministrazione penitenziaria rispetto al quale non possono trovare ingresso domande aventi carattere di novita'

    Il procedimento di ottemperanza non puo' essere utilizzato per introdurre nuove richieste successive a quelle gia' decise; per i mesi successivi occorre nuova istanza

Massime di principio

  • L'autorizzazione al colloquio telefonico sostitutivo prevista dall'art. 41-bis non e' automatica e va richiesta e motivata per ciascun colloquio; una precedente autorizzazione non legittima automaticamente colloqui successivi
  • Quando entrambi i soggetti sono sottoposti al regime 41-bis, l'Amministrazione deve acquisire e valutare il parere non vincolante della DDA ai sensi della circolare DAP; la mancata considerazione del parere o la semplice ed esclusiva richiamata di un parere contrario non costituiscono motivazione adeguata
  • La circolare DAP richiede un'istruttoria rafforzata per bilanciare il diritto del detenuto ai contatti con l'esterno e le esigenze di sicurezza; l'esito del parere DDA non e' vincolante ma e' elemento necessario per una valutazione completa
  • Il procedimento di ottemperanza non e' lo strumento per introdurre nuove pretese o per trasformare un'autorizzazione 'una tantum' in un diritto consolidato per i periodi successivi
  • In situazioni analoghe il giudice deve ricercare concretamente il punto di equilibrio tra diritti del detenuto e esigenze di sicurezza, motivando specificamente ogni diniego con riferimento a concreti e rilevanti elementi di rischio

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