Cassazione Penale, Sentenza n. 43309/2023 del 25/10/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza del Tribunale di Cremona che aveva condannato Lizzo Santo per più fatti di resistenza riuniti in continuazione, denunciando violazione di legge con riferimento all'art. 81 cod. pen. Nello specifico il ricorso deduceva che il limite di aumento minimo previsto per la continuazione (un terzo della pena stabilita per il reato più grave) sarebbe stato violato nella determinazione della pena complessiva.
La decisione
La Corte ha ritenuto il motivo manifestamente infondato e ha dichiarato inammissibile il ricorso. Nel provvedimento si richiama il costante orientamento di questa Corte secondo il quale il limite minimo di aumento (un terzo) previsto dall'art. 81, comma quarto, cod. pen. si applica solo quando l'imputato sia stato ritenuto "recidivo reiterato" da una sentenza definitiva emessa anteriormente alla commissione dei reati per i quali si procede. Tale requisito non era ravvisabile nel caso di specie e anzi la sentenza impugnata lo aveva espressamente negato; perciò il gravame del Procuratore Generale non ha fondamento ed è stato dichiarato inammissibile.
Norme richiamate
il limite di aumento minimo per la continuazione, pari ad un terzo della pena stabilita per il reato più grave (art. 81, comma quarto, cod. pen.)
La Corte interpreta l'art. 81, comma quarto, nel senso che il limite minimo di aumento (1/3) per la continuazione opera soltanto quando sia stata previamente accertata, con sentenza definitiva antecedente ai fatti, la recidiva reiterata dell'imputato
Giurisprudenza richiamata dalla Corte di Cassazione
Sez. 4, Sentenza n. 22545 del 13/09/2018 (dep. 23/05/2019) Rv. 276268; conformi: n. 32625 del 2009 Rv. 244843, n. 18773 del 2013 Rv. 256011, n. 17928 del 2010 Rv. 247048, n. 31735 del 2010 Rv. 248095
Tali precedenti consolidano l'interpretazione che l'applicazione del minimo aumentativo di un terzo richiede la sussistenza della recidiva reiterata accertata definitivamente prima della commissione dei reati in continuazione
Massime di principio
- L'aumento minimo di un terzo previsto dall'art. 81, comma 4, cod. pen. per la continuazione si applica solo se la recidiva reiterata dell'imputato sia stata accertata da una sentenza definitiva anteriore alla commissione dei reati: verificare sempre la data e l'oggetto delle sentenze definitive che dichiarano la recidiva
- In un ricorso per violazione di legge occorre provare l'esistenza dei presupposti di fatto e diritto che si assumono violati; se il presupposto invocato (es. recidiva definitiva anteriore) non sussiste o è espressamente escluso dalla sentenza impugnata, il ricorso può essere dichiarato manifestamente infondato e quindi inammissibile
- La giurisprudenza consolidata della Corte di Cassazione prevale nell'interpretazione dei limiti aumentativi per la continuazione: i giudici di merito devono conformarsi a tali principi nel calcolo della pena unica
- Quando si impugna in aumento la pena per continuazione conviene documentare chiaramente la presenza e la data di eventuali precedenti definitivi che possano fondare la recidiva reiterata; senza tale prova la deduzione sarà di scarsa efficacia
- Un ricorso promosso dal pubblico ministero può essere dichiarato inammissibile se il motivo è manifestamente infondato: la mera allegazione generica di una violazione normativa non basta senza riscontro fattuale giuridicamente rilevante
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