Sentenza n. 2256/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 4
per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto (Sezione Seconda) n.-OMISSIS-, resa tra le parti.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Ordinanze di demolizione di manufatti privi di titolo edilizio, limitatamente al manufatto destinato a ospitare impianti tecnologici dell’attività produttiva
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il Comune, a seguito di sopralluogo, aveva accertato la realizzazione senza titolo edilizio di due manufatti in ampliamento rispetto al corpo di fabbrica principale autorizzato e aveva ordinato la rimessione in pristino e la demolizione. Una prima ordinanza assegnava trenta giorni; una successiva ordinanza, in parziale rettifica, estendeva il termine a novanta giorni e stralciava dall’ordine un manufatto oggetto di domanda di condono, disponendo il riesame dell’istanza. I ricorrenti hanno impugnato le ordinanze limitatamente al manufatto posto a nord del corpo principale, sostenendo che esso costituisse un volume tecnico e, comunque, una pertinenza urbanistica, poiché destinato esclusivamente a contenere impianti funzionali all’attività metalmeccanica. Sono stati dedotti la violazione e falsa applicazione degli artt. 27 e 31 d.P.R. 380/2001, il difetto dei presupposti, il difetto di istruttoria e la carenza di motivazione. Il TAR ha dichiarato in parte improcedibile il ricorso, quanto ai manufatti nel frattempo demoliti, e lo ha respinto quanto al vano tecnico. In appello è stata censurata la motivazione del TAR, ritenuta apodittica e contraddittoria, poiché la sentenza riconosceva la presenza di impianti tecnologici ma negava al manufatto la natura di volume tecnico o pertinenza urbanistica.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello e confermato la legittimità dell’ordinanza di demolizione. Ha chiarito che l’oggetto del giudizio era un ordine di demolizione per opere realizzate in assenza di titolo edilizio, non un diniego di sanatoria. Pertanto, l’astratta possibilità di assentimento postumo dell’opera non incide sulla legittimità dell’ordine repressivo. Il manufatto, per dimensioni e caratteristiche, era idoneo a determinare una permanente trasformazione del territorio e richiedeva quindi un idoneo titolo edilizio, nella specie mancante. La qualificazione del manufatto come volume tecnico o pertinenza urbanistica non è stata ritenuta idonea a escludere la necessità del titolo edilizio nel caso concreto. Le spese del grado sono state poste a carico dell’appellante e liquidate in 3.500 euro.
Norme richiamate
Richiamato tra le norme dedotte dai ricorrenti in relazione ai poteri comunali di vigilanza e repressione degli abusi edilizi; il testo non esplicita una specifica interpretazione ulteriore.
Richiamato dai ricorrenti anche con riferimento al termine assegnato per la demolizione; la decisione conferma l’ordine repressivo per opere realizzate senza titolo edilizio.
Massime di principio
- L’ordine di demolizione di un’opera realizzata in assenza di titolo edilizio è distinto dal diniego di sanatoria: la sua legittimità deve essere valutata in relazione all’abusività originaria dell’intervento e non è esclusa dalla mera astratta assentibilità postuma dell’opera.
- Un manufatto destinato a ospitare impianti tecnologici può comunque richiedere un titolo edilizio quando, per dimensioni e caratteristiche, sia idoneo a determinare una permanente trasformazione del territorio.
- La destinazione del manufatto a supporto dell’attività produttiva e la presenza di impianti tecnologici non escludono, di per sé, la necessità del titolo edilizio quando l’opera costituisca un autonomo ampliamento edilizio di significativa consistenza.
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