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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19121/2025 del 22/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della conferma della condanna per il reato di evasione (allontanamento arbitrario dagli arresti domiciliari). Il ricorrente contestava: 1) omessa valutazione delle ragioni addotte (sostiene di non aver udito il campanello perché stava facendo la doccia) e 2) mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ai sensi dell'art. 131-bis c.p., per lo scarso allarme sociale della condotta.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il primo motivo (deduzione di fatto sul merito già congruamente valutata dai giudici di merito). Ha invece accolto il secondo motivo: ha ritenuto che la Corte d'appello abbia motivato in modo apparente e con manifesta illogicità il diniego della causa di non punibilità, limitandosi a sostenere che l'eversione degli obblighi fiduciari sarebbe in via generale ostativa alla tenuità (anche alla luce delle reiterate condanne), senza effettuare la valutazione complessiva richiesta dalla giurisprudenza e senza applicare i criteri dell'art. 133 c.p. La sentenza è stata annullata limitatamente al rifiuto della causa di non punibilità (art. 131-bis c.p.) e rimessa ad altra sezione della Corte d'appello per nuovo giudizio sul punto.

Norme richiamate

  • art. 131-bis cod. pen.

    Causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto; la sua applicazione richiede una valutazione complessiva delle circostanze concrete e non può essere esclusa in via automatica sulla base del mero titolo del reato

  • art. 133 cod. pen.

    Criteri per la determinazione della pena (utilizzati anche come parametri per valutare la tenuità): modalità della condotta, grado di colpevolezza e entità del danno o del pericolo; il giudice deve indicare quali di questi criteri ritiene rilevanti nella fattispecie concreta

  • art. 385 cod. pen. (evasionE)

    Disciplina il reato di evasione; la semplice qualificazione della condotta come evasione non esclude aprioristicamente la valutazione favorevole della causa di non punibilità se, in concreto, l'offensività è minima

  • Giurisprudenza (Sez. U, n. 13681 del 25/02/2016, Tushaj e altre)

    Principio consolidato secondo cui il giudice che decide sulla tenuità deve motivare il proprio convincimento ricercando e valutando tutte le peculiarità della fattispecie concreta, indicando i parametri di riferimento presi in considerazione

Massime di principio

  • La causa di non punibilità per particolare tenuità (art. 131-bis) richiede una valutazione concreta e complessiva: non può essere esclusa automaticamente dal mero fatto che il reato rientri nella tipologia di evasione.
  • Il giudice deve esplicitare quali criteri dell'art. 133 c.p. (modalità della condotta, grado di colpevolezza, entità del danno/pericolo) ritiene determinanti per accogliere o rifiutare la tenuità e motivare il collegamento tra tali criteri e la fattispecie concreta.
  • Le precedenti condanne del soggetto possono essere considerate ma non costituiscono di per sé motivo sufficiente per escludere la tenuità: è necessaria una valutazione ponderata del profilo offensivo complessivo.
  • Se la difesa allega circostanze attenuanti specifiche (es. distrazione, impossibilità di udire il campanello per essere in doccia), il giudice deve valutare e motivare il rigetto o l'accoglimento di tali circostanze invece di limitarsi a considerazioni generiche.
  • In caso di motivazione apparente o di omissione di valutazione di criteri rilevanti, la Corte di Cassazione può annullare la decisione e rinviare per un nuovo esame limitato al punto viziato.

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