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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28123/2025 del 31/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha rigettato la richiesta di riesame del sequestro probatorio e di corrispondenza relativo a due telefoni e altri supporti informatici. Il ricorrente deduce violazione di legge per carenza di fumus commissi delicti: il fumus sarebbe indicato solo con richiamo alle norme e al tempo/luogo senza descrizione di fatti e condotte; si contesta la valutazione probatoria delle intercettazioni (in particolare la conversazione del 15/11/2023 con il Sindaco Alfieri) e l'utilizzo di atti provenienti da altro procedimento; si sostiene, inoltre, che Alfieri non sarebbe indagato nel procedimento in esame, che Bello non sarebbe parte del procedimento collegato n. 800/2023 RGNR, che Bello sarebbe estraneo a un presunto sistema di gestione illecita degli appalti e che, per il suo ruolo, era legittimato a discutere delle procedure.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso infondato nei limiti della inammissibilità e ha rigettato il gravame. Ha ritenuto che il Tribunale di Salerno avesse motivato sufficientemente la richiesta cautelare richiamando atti espressamente indicati e conoscibili dalle parti, e avesse descritto, nel quadro dello stato processuale, i fatti e le ragioni che giustificavano il sequestro probatorio. La Corte ha inoltre precisato la distinzione fra sequestro del 'contenitore' (supporti informatici) e successivo sequestro del 'contenuto' selezionato con copia forense, escludendo duplicazioni di titoli; ha ritenuto legittimo l'uso di conversazioni e atti di altro procedimento quando adeguatamente motivati e ha ricordato che il sequestro probatorio può riguardare cose nella disponibilità di terzi. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • artt. 353 e 353-bis cod. pen.

    Sono gli articoli indicati come fattispecie penalmente contestate; la Corte ritiene che, allo stato degli atti richiamati, emerga fumus commissi delicti idoneo a giustificare il sequestro probatorio rispetto alle indagini su presunte irregolarità negli appalti.

  • principi processuali sul sequestro probatorio e sulla copia forense

    La Corte ha interpretato che il sequestro possa riguardare tanto il supporto materiale (contenitore) quanto, in un momento successivo e con modalità selettive, il contenuto estratto tramite copia forense; non impedisce che il materiale sia nella disponibilità di terzi e non comporta duplicazione di titoli quando il contenuto significativo è estratto e il resto restituito.

Massime di principio

  • Per impugnare utilmente un provvedimento che fonda il sequestro su fumus commissi delicti è necessario contestare con precisione i fatti e le condotte ritenute rilevanti: semplici riferimenti alle norme e al tempo/luogo non sono sufficienti.
  • Le conversazioni intercettate possono essere valorizzate in senso accusatorio se la loro interpretazione è adeguatamente motivata dal giudice e inserita in un quadro probatorio complessivo.
  • Il ricorso a elementi provenienti da procedimenti collegati non è automaticamente inammissibile: rilevano la pertinenza e la motivazione che ne giustificano l'utilizzo nelle indagini in esame.
  • Il sequestro probatorio può riguardare il 'contenitore' (supporto informatico) e successivamente, con copia forense e selezione, il 'contenuto' utile; questo evita duplicazioni illegittime e permette la restituzione del materiale non rilevante.
  • La disponibilità materiale dell'oggetto sequestrato non implica che il titolare debba essere l'indagato: cose in mano a terzi possono essere sequestrate se pertinenti alle indagini.
  • Mosse difensive generiche o non confrontate con la motivazione del provvedimento impugnato rischiano di essere dichiarate inammissibili o di non ottenere accoglimento, con condanna alle spese.

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