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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29144/2023 del 05/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente propose dichiarazione di ricusazione nei confronti dei giudici che avevano adottato, con decreto del 6.10.2022 "inaudita altera parte", misure di prevenzione (sequestro immobiliare e, secondo il ricorrente, anche la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno). Sallaku sosteneva che il Tribunale avesse già formato un convincimento prevenuto, con ampia valutazione della pericolosità sociale nel decreto del 6.10.2022, il che configurerebbe le cause di ricusazione di cui all'art. 37, comma 1, lett. a) e b) c.p.p.; la ricusazione fu presentata l'11.11.2022.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che la dichiarazione fosse generica e non indicasse il momento certo in cui il ricorrente venne a conoscenza della causa di ricusazione (violazione dell'art. 38 c.p.p.), e che la ricusazione fosse proposta in modo indistinto nei confronti dell'intero Collegio/Sezione anziché contro singoli giudici, mentre la ricusazione è esperibile solo nei confronti della persona del giudice. La Corte ha inoltre condiviso, in ordine di merito preliminare, la valutazione che l'apparente applicazione della misura personale nel decreto del 6.10.2022 fosse riconducibile a un errore materiale (assenza di richiesta del P.M. e di motivazione specifica) e non a una manifesta formazione di convincimento che giustifichi la ricusazione. Per queste ragioni il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a una somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 37 cod. proc. pen.

    Disciplina le cause di ricusazione del giudice (tra cui l'indebita manifestazione di convincimento). La Corte ha ritenuto che, se non provata con specificità, l'affermazione di pregiudizio o di convincimento già formato non sia sufficiente a giustificare la ricusazione.

  • art. 38 cod. proc. pen.

    Stabilisce i termini per proporre la dichiarazione di ricusazione (entro le questioni preliminari o entro tre giorni dalla conoscenza della causa). La Corte ha ritenuto la dichiarazione generica e insufficiente a dimostrare la tempestività, gravando sul ricorrente l'onere di indicare il dies a quo.

  • art. 45 e ss. cod. proc. pen.

    Gli articoli sul rifiuto dell'organo/rimessione disciplinano l'istituto diverso rispetto alla ricusazione: quando il sospetto riguarda l'organo nel suo complesso la rimessione è lo strumento appropriato. La Corte ha sottolineato la differenza tra ricusazione del singolo giudice e rimessione dell'organo.

Massime di principio

  • La ricusazione deve essere proposta entro i termini previsti dall'art. 38 c.p.p.; il ricorrente deve indicare chiaramente il momento in cui ha avuto conoscenza della causa di ricusazione (dies a quo).
  • La ricusazione va rivolta ai singoli giudici (la "persona" del giudice) e non all'organo/collegio nel suo complesso; se il sospetto riguarda l'organo è opportuno valutare la rimessione ex art. 45 e ss.
  • È necessaria una specificità probatoria: le affermazioni generiche circa un "convincimento" già formato non sono sufficienti; bisogna documentare fatti concreti che dimostrino un'indebita manifestazione di convincimento o un rapporto di parte.
  • Occorre distinguere tra un errore materiale del provvedimento (che non giustifica la ricusazione) e una decisione motivata che dimostri un convincimento già formato; la prima può essere sanata senza che sussista causa di ricusazione.
  • La mancata specificazione o dimostrazione delle ragioni di ricusazione espone il ricorrente a inammissibilità della domanda e a conseguenze economiche (spese e sanzioni).

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