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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40185/2024 del 31/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere per il reato di associazione mafiosa (clan Parisi/Parisi-Palermiti). Il difensore deduceva vizio di motivazione e travisamento della prova in relazione alle intercettazioni e alle dichiarazioni di tre collaboratori di giustizia, rilevando che il Fiore era stato assolto per analoghe accuse in un precedente procedimento (cd. Domino), che i rapporti con i Parisi erano esclusivamente di amicizia e affari leciti (gestione di centri scommesse) senza prova di reinvestimento illecito, e che mancavano esigenze cautelari attuali e concrete essendo il ricorrente distante dal clan dal 2019.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile quanto al profilo della gravità indiziaria: ha confermato che la pluralità di elementi (dichiarazioni dei collaboratori, conversazioni intercettate, episodi di violenza e atti di disponibilitá del ricorrente verso i Parisi) costituiscono supporto coerente alla prospettazione accusatoria. Tuttavia la Corte ha accolto il motivo relativo alle esigenze cautelari, ritenendo la motivazione del Tribunale sintetica e insufficiente a provare l'attualità e concretezza del pericolo di reiterazione; ha quindi annullato l'ordinanza impugnata limitatamente al profilo cautelare e ha rinviato il giudizio al Tribunale del riesame di Bari per un nuovo esame della sussistenza e dell'attualità delle esigenze cautelari.

Norme richiamate

  • art. 275 cod. proc. pen.

    La Corte richiama la presunzione prevista dall'art. 275, comma 3, in ordine al pericolo di reiterazione; tuttavia giudica la motivazione del Tribunale generica e non adeguatamente ancorata a elementi temporali e fattuali tali da superare la dichiarazione del ricorrente di avere reciso i rapporti con il clan. Ne consegue che la presunzione non è stata valorizzata con sufficiente concretezza

  • Giurisprudenza della Cassazione (principi citati)

    Sez. S., n. 1532 del 09/09/2020; Sez. 3, n. 44938 del 05/10/2021 (Gregoli)

    La Corte richiama i limiti del sindacato di legittimità sulla valutazione delle prove intercettate: il riesame di legittimità non può sostituirsi al giudice del merito nel rinnovare la valutazione probatoria se non esistono travisamenti o manifesta illogicità; tuttavia deve verificare la completezza e la congruità della motivazione rispetto alla prova raccolta

Massime di principio

  • Il giudizio di gravità indiziaria in caso di associazione mafiosa si fonda sulla valutazione complessiva e sinergica di collaboratori, intercettazioni e fatti concreti: più fonti convergenti rafforzano la prova anche in assenza di un atto specifico e isolato.
  • Il sindacato di legittimità non consente una rivalutazione integrale delle prove: per ottenere l'annullamento su questo profilo è necessario dimostrare travisamento della prova o manifesta illogicità della motivazione del giudice di merito.
  • Per contrastare le esigenze cautelari (pericolo di reiterazione) non basta una dichiarazione generica di interruzione dei rapporti con l'organizzazione: il giudice deve avere elementi temporali e fattuali chiari e attuali che dimostrino la reale cessazione dei legami e l'assenza di rischio concreto.
  • Se la motivazione sulle esigenze cautelari è sinteticamente formulata o manca di riferimenti temporali e probatori concreti, la misura cautelare può essere annullata e il procedimento rimesso al giudice del riesame per un nuovo esame specifico di tali esigenze.
  • In procedimenti complessi dove emergono episodi di disponibilità operativa (es. compiti di 'messa a disposizione', vendetta, recupero beni) tali comportamenti, se correttamente collegati al contesto associativo, assumono rilevanza ai fini della configurazione del ruolo nell'associazione mafiosa.

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