Cassazione Penale, Sentenza n. 40822/2025 del 19/12/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione della condanna per istigazione alla corruzione ai sensi dell'art. 322, comma 2, cod. pen.: (1) censura della configurabilità del reato per assenza di serietà e di idoneità offensiva dell'offerta (l'offerta di "carne d'asino" sarebbe stata generica, indeterminata e non idonea ad influenzare un pubblico ufficiale); (2) censura per mancata concessione delle attenuanti generiche ai sensi dell'art. 62-bis cod. pen., in ragione dell'incensuratezza, del comportamento collaborativo e delle condizioni personali del ricorrente; (3) vizio di motivazione relativo alla misura della pena, ritenuta sproporzionata rispetto alla limitata gravità concreta del fatto e alla modestia dell'utilità offerta.
La decisione
La Corte ha ritenuto il ricorso fondato. Sulla base dell'esame dei principi di diritto consolidati in materia di istigazione alla corruzione (serietà e idoneità dell'offerta valutate ex ante) e dei canoni costituzionali di offensività, colpevolezza e proporzionalità della pena, ha concluso che l'offerta formulata dal ricorrente non era caratterizzata da reale serietà né da specifica idoneità offensiva. Le circostanze: offerta espressa in termini generici (senza quantità/qualità), riferita a momento futuro ed eventuale, riguardante carne illecitamente macellata e non correlata a un interesse noto del pubblico ufficiale, hanno determinato l'insussistenza del nucleo di disvalore richiesto per l'integrazione dell'art. 322, comma 2. Pertanto la fattispecie di istigazione alla corruzione non è risultata integrata e la condanna è stata annullata (con conseguente proscioglimento o cassazione della sentenza di condanna per non integrare il fatto la fattispecie contestata). Rimangono distinte le responsabilità di carattere amministrativo relative alla macellazione non autorizzata.
Norme richiamate
art. 322, comma secondo, cod. pen.
Norma relativa all'istigazione alla corruzione: la Corte richiama l'esigenza che l'offerta sia caratterizzata da adeguata serietà e idoneità potenziale ad influenzare il pubblico ufficiale; la valutazione va fatta ex ante, tenendo conto del tipo di controprestazione, delle condizioni dell'offerente e del destinatario, e delle circostanze di tempo e luogo
Disposizione sulle attenuanti generiche: contestata per non essere stata applicata tenendo conto dell'incensuratezza e della collaborazione del ricorrente; la Corte richiama che tali elementi possono incidere nella determinazione della pena ma non bastano a integrare la fattispecie quando manca l'idoneità offensiva
art. 323-bis, comma 1, cod. pen.
Attenuante applicata in sede di merito (ricorso aveva visto l'irrogazione della pena al minimo dopo tale attenuante); nella motivazione si rileva che anche l'applicazione dell'attenuante non è stata sufficiente a giustificare la pena, alla luce della scarsa offensività del fatto
Causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto: la sentenza richiama che, in casi ove tale causa non possa applicarsi, il principio di proporzionalità della pena può comunque guidare l'interpretazione restrittiva della fattispecie per evitare sanzioni sproporzionate
Sentenze Corte costituzionale (es. n. 113 del 2025 e altre citate)
Richiamati come canone interpretativo i principi di offensività, colpevolezza e proporzionalità della pena; la Corte costituzionale autoritativamente sostiene che il giudice penale deve interpretare la norma anche in funzione della proporzionalità della reazione sanzionatoria, eventualmente escludendo l'applicazione della fattispecie quando il fatto, pur formalmente riconducibile al tipo, non raggiunge il nucleo di disvalore corrispondente alla forbice edittale prevista
Giurisprudenza di legittimità (Sez. 6: pronunce su serietà/idoneità dell'offerta, es. Barhoumi, Zhu Youyu, Faleburle, ecc.)
Costante orientamento secondo cui l'offerta deve possedere adeguata serietà e capacità di turbare psicologicamente il pubblico ufficiale; la valutazione è concreta e tiene conto di diversi fattori (natura della dazione, immediatezza/utilizzabilità, contesto, condizione delle parti)
Massime di principio
- Per il reato di istigazione alla corruzione l'offerta dev'essere valutata ex ante in termini di serietà e idoneità potenziale a influenzare il pubblico ufficiale; offerte vaghe, indeterminate, future o non concretamente spendibili possono non integrare il reato
- La natura del bene offerto è rilevante: una somma di denaro, anche modesta ma immediatamente utilizzabile, ha valutazione diversa rispetto a un bene indeterminato o difficilmente spendibile; va considerata la specificazione (quantità/qualità) e la concreta possibilità di dazione
- Il contesto fattuale (tempo, luogo, rapporto tra offerente e pubblico ufficiale, conoscenza di un interesse specifico del destinatario) è decisivo per accertare la reale offensività dell'offerta
- Il principio di proporzionalità della pena può fungere da criterio ermeneutico: qualora l'applicazione letterale della fattispecie comporti una sanzione sproporzionata rispetto alla concreta gravità del fatto, il giudice può interpretare restrittivamente la norma e, se del caso, escluderne l'applicabilità
- La presenza di una violazione amministrativa collegata (es. macellazione senza autorizzazione) non implica automaticamente l'integrazione di un reato di corruzione; gli illeciti amministrativi e gli illeciti penali vanno valutati distintamente
- In difesa, è efficace dimostrare indeterminatezza dell'offerta, assenza di accordo concreto o di interesse specifico del pubblico ufficiale, non immediata utilità del bene offerto e le condizioni personali favorevoli (incensuratezza, collaborazione) per ottenere, in subordine, l'applicazione delle attenuanti o l'esclusione della tipicità
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