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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34355/2022 del 16/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza del 22/02/2021 che confermava la condanna del Tribunale di Milano (08/01/2019) per furto aggravato e ricettazione. Denuncia la nullità della notificazione del decreto di citazione a giudizio perché eseguita presso il difensore d'ufficio domiciliatario che non aveva mai avuto contatti reali con l'imputato, e deduce la violazione degli artt. 420-bis e 420-quater cod. proc. pen., anche alla luce del principio affermato dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 23948/2019.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha ritenuto che non fosse dimostrata l'effettiva instaurazione di un rapporto professionale tra l'imputato e il difensore domiciliatario, per cui mancava la certezza che l'imputato avesse avuto conoscenza della chiamata in giudizio. Perciò il processo si è svolto in violazione dell'art. 420-bis cod. proc. pen. e le sentenze di primo e secondo grado sono state annullate senza rinvio; gli atti sono stati trasmessi al Tribunale di Milano per l'ulteriore corso.

Norme richiamate

  • art. 420-bis cod. proc. pen.

    Per il processo in assenza la norma richiede la certezza della conoscenza della chiamata in giudizio. Ai fini della procedibilità non è sufficiente una notifica formalmente regolare se non si prova l'effettiva conoscenza; l'unica forma che garantisce tale certezza è la notifica a mani proprie.

  • art. 420-quater cod. proc. pen.

    Prevede che, quando il giudice non abbia la certezza della conoscenza della chiamata in giudizio, debba disporre la notifica personalmente ad opera della polizia giudiziaria: il sistema privilegia l'effettività della conoscenza rispetto alla conoscenza presunta.

  • Legge 28 aprile 2014, n. 67

    La riforma ha superato il modello del processo in contumacia introducendo il processo in assenza volontaria, con maggiori garanzie e l'esigenza che l'imputato sia personalmente informato della vocatio in ius.

  • Sentenza Sezioni Unite n. 23948 del 28/11/2019 (Darwish)

    Ha stabilito che l'elezione di domicilio presso il difensore d'ufficio non è di per sé sufficiente per dichiarare l'assenza: il giudice deve verificare l'effettiva instaurazione di un rapporto professionale tale da consentire di ritenere certa la conoscenza del procedimento da parte dell'imputato.

  • art. 23, comma 8, decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137

    Norma richiamata per la trattazione senza l'intervento del Procuratore generale e dei difensori; rilevante solo ai fini del procedimento di udienza in Cassazione.

Massime di principio

  • L'elezione di domicilio presso un difensore d'ufficio non vale automaticamente come prova che l'imputato abbia avuto conoscenza della citazione: è necessario verificare l'effettivo rapporto professionale e i contatti tra difensore e assistito.
  • Se il giudice non ha la certezza che l'imputato sia stato personalmente informato, deve disporre la notifica personale ad opera della polizia giudiziaria ai sensi dell'art. 420-quater; in mancanza la celebrazione del processo è nulla.
  • La regola introdotta dalla riforma del 2014 privilegia l'effettività della conoscenza della vocatio in ius rispetto alla mera validità formale della notifica; il processo in assenza è ammesso solo quando la conoscenza sia certa o volontaria.
  • La mancata verifica da parte dei giudici dell'effettività del rapporto con il difensore domiciliatario può comportare l'annullamento delle sentenze di primo e secondo grado e la rinnovazione o prosecuzione del procedimento davanti al giudice di merito.
  • In situazioni analoghe la difesa deve eccepire tempestivamente la nullità della notificazione e fornire elementi per dimostrare l'assenza di contatti; il giudice d'ufficio deve accertare tali elementi prima di procedere in assenza.

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