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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34351/2022 del 16/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza della Corte d'Appello di Catania che aveva confermato la condanna inflitta dal Tribunale di Siracusa per i reati di cui all'art. 628 c.p. (rapina) e all'art. 4 L. 110/1975. Il ricorrente, tramite difensore, deduceva un vizio di motivazione in relazione all'identificazione come autore materiale della rapina, contestando la valutazione degli indizi (bicicletta BMX, giubbotto rosso, somma di denaro rinvenuta) e sostenendo che, se correttamente valutati, tali elementi non consentivano di identificare il ricorrente come autore.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile ritenendo le doglianze manifestamente infondate. Ha ritenuto che la Corte territoriale, integrando la motivazione del primo giudice, avesse fornito una motivazione congrua, articolata e logica, dando risposta puntuale alle critiche della difesa e valorizzando gli elementi probatori (coincidenza di bicicletta e abbigliamento con l'autore del reato, rinvenimento della somma di denaro senza spiegazione della provenienza, riscontri dal filmato a colori, prossimità temporale e territoriale tra il fatto e il controllo). La Corte ha inoltre condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., al versamento di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende per i profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Norme richiamate

  • art. 628 cod. pen.

    Norma che disciplina il reato di rapina; citata come titolo di reato per il quale è stata pronunciata la condanna confermata in sede di appello e resistita in Cassazione.

  • art. 4 L. 110/1975

    Norma richiamata quale ulteriore titolo di reato contestato al ricorrente (reati connessi alle armi), citata come parte della sentenza impugnata.

  • art. 606 lett. e) cod. proc. pen.

    art. 606, lett. e) c.p.p.

    Indica il limite di deducibilità in Cassazione riguardo al vizio di motivazione: il controllo è volto a verificare se i giudici di merito hanno esaminato gli elementi, interpretati correttamente e fornito risposta alle deduzioni delle parti; non è consentito il riesame libero del merito dei fatti.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Consente alla Corte di Cassazione di condannare il ricorrente al pagamento di una somma in favore della cassa delle ammende quando il ricorso sia infondato per profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità; utilizzato per infliggere euro 3.000 al ricorrente.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non può procedere a un libero riesame delle prove: se le corti di merito forniscono una motivazione coerente, completa e logica che risponde alle censure, il ricorso per vizio di motivazione è destinato a essere dichiarato inammissibile.
  • L'identificazione basata su elementi indiziari concordanti (abbigliamento, mezzo, ritrovamento di denaro, riscontri video e prossimità temporale/territoriale) può essere ritenuta sufficiente se i giudici di merito li collegano logicamente e rispondono alle obiezioni difensive.
  • Le censure che impongono una diversa valutazione equilibrata delle prove (riequilibrio del materiale probatorio) non sono ammissibili in Cassazione quando sostanziano una mera richiesta di riconsiderazione del merito.
  • Presentare ricorsi manifestamente infondati può comportare sanzioni economiche ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; è importante valutare realisticamente la rilevanza e la novità delle censure prima di impugnare.
  • In situazioni simili, la difesa dovrebbe puntare a dimostrare lacune specifiche nella motivazione dei giudici di merito (omissioni, contraddizioni, mancata considerazione di elementi decisivi) piuttosto che chiedere una diversa valutazione dell'insieme probatorio.

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