Cassazione Penale, Sentenza n. 11054/2024 del 15/03/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
De Rose ha impugnato il rigetto della richiesta di sostituzione della misura cautelare in carcere con gli arresti domiciliari per il reato di tentato omicidio e reati connessi in materia di armi. Ha dedotto come elementi nuovi la formulata offerta risarcitoria alle vittime, la vetustà dei precedenti penali, la lunga detenzione già scontata e la possibilità di essere sottoposto agli arresti domiciliari in diversa regione con strumenti elettronici e divieto di comunicazione, ritenendo che ciò dimostrasse un affievolimento delle esigenze cautelari, in particolare di natura specialpreventiva.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché fondato su censure manifestamente infondate. Ha ritenuto legittima e coerente la motivazione del Tribunale del riesame, che ha valutato complessivamente le circostanze preesistenti e sopravvenute e ha concluso che la gravità del fatto (uso di una pistola in pubblico per tentato omicidio), la personalità dell'autore e i precedenti, seppure non recenti, mantengono invariata la prognosi di pericolo di recidiva. L'offerta risarcitoria e le altre circostanze non sono state considerate sufficienti a controbilanciare le esigenze cautelari. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
Regola l'appello contro l'ordinanza che rigetta la richiesta di revoca o sostituzione della misura; limita il sindacato del tribunale al controllo degli "elementi nuovi" idonei a modificare il quadro cautelare, segnando i confini del controllo in sede di riesame e, correlativamente, del sindacato della Cassazione
art. 23, comma 8, d.l. 137/2020
Consente la trattazione scritta della causa secondo le disposizioni emergenziali introdotte dal decreto; richiamato per la modalità di svolgimento del giudizio
art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.
Impone limiti alla rappresentazione del motivo di ricorso in cassazione, richiedendo sintesi nei riferimenti agli atti impugnati e ai motivi
Prevede le conseguenze economiche in caso di rigetto o inammissibilità del ricorso in Cassazione, con onere delle spese e possibilità di versamento a favore della Cassa delle ammende
Massime di principio
- In un ricorso contro il mantenimento della custodia cautelare la valutazione del giudice d'appello (Tribunale del riesame) è circoscritta a verificare se esistano "elementi nuovi" idonei a modificare la valutazione del pericolo cautelare; non è richiesta una piena riconsiderazione del giudizio iniziale.
- La sola offerta risarcitoria alle vittime, seppur indicativa di un possibile ravvedimento, difficilmente è sufficiente, da sola, a far venire meno esigenze cautelari nei casi di fatti gravi e violenti come il tentato omicidio con uso di arma.
- La gravità dell'evento (modalità particolarmente offensive, uso di arma in luogo pubblico) e la personalità dell'autore pesano molto nella valutazione del pericolo di recidiva; precedenti penali anche se non recenti mantengono rilevanza se inseriti in un quadro di pericolosità attuale.
- La proposizione di misure alternative (arresti domiciliari in altra regione, controllo elettronico, divieto di comunicazione) deve essere valutata rispetto alla reale capacità di prevenire la reiterazione criminale; strumenti elettronici non sempre neutralizzano il rischio concretamente percepito dal giudice.
- Per ottenere la sostituzione della misura cautelare occorrono elementi nuovi concreti, specifici e tali da incidere in modo apprezzabile sulla prognosi di pericolosità; elementi generici o meramente prospettici hanno scarse probabilità di successo.
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