Sentenza del 23/05/2019 n. 900 - Comm. Trib. Reg. per la Toscana
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale il privato
La controversia
La T. F. S.r.l. aveva acquistato nel 2002 da una società del medesimo gruppo un ramo d'azienda per Euro 18.230.000, di cui Euro 16.370.000 imputati ad avviamento, deducendo quote annue di ammortamento per gli esercizi dal 2005 al 2011. L'Agenzia delle Entrate ha ritenuto che il prezzo, e in particolare il valore attribuito all'avviamento, fosse notevolmente superiore al reale valore di mercato del ramo d'azienda. Secondo l'Ufficio, la parte eccedente non era inerente all'attività della T. F., ma perseguiva vantaggi riferibili al gruppo G., quali sinergie produttive, commerciali e finanziarie. È stata quindi contestata la congruità quantitativa del costo e sono state recuperate a tassazione le quote di ammortamento eccedenti il valore ritenuto fiscalmente riconoscibile. La società ha sostenuto l'effettività dell'operazione, la coerenza dell'acquisizione con la propria attività, l'aumento del fatturato e la successiva produzione di utili, contestando che l'Amministrazione potesse sindacare le scelte imprenditoriali e il prezzo negoziato.
La decisione
La Commissione tributaria provinciale di Firenze aveva accolto il ricorso della società, ritenendo provata l'effettiva cessione, il pagamento del prezzo, la correlazione dell'acquisto con l'attività esercitata e l'incremento del fatturato, oltre alla successiva produzione di utili. La Commissione tributaria regionale di Firenze ha respinto l'appello dell'Agenzia delle Entrate e confermato la sentenza di primo grado. Ha ritenuto che non fossero contestate né l'effettività dell'operazione né l'inerenza qualitativa del costo e che l'Ufficio non potesse ridurre la deduzione sulla sola base della ritenuta sproporzione del prezzo o del valore di mercato, poiché ciò avrebbe comportato un sindacato sulla strategia imprenditoriale. L'inerenza è stata qualificata come giudizio qualitativo, distinto dalla congruità e dall'utilità economica del costo. In ogni caso, anche considerando rilevante la coerenza economica dell'investimento, l'incremento del fatturato e il raggiungimento di utili dopo un periodo adeguato costituivano elementi sufficienti a dimostrare l'utilità dell'acquisizione. Le spese processuali sono state compensate tra le parti, in ragione delle oscillazioni giurisprudenziali sulla materia.
Norme richiamate
Articolo 109, comma 5, del TUIR (già articolo 75, comma 5)
«I componenti negativi [...] sono deducibili se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito»
La decisione distingue la norma sulla correlazione tra costi deducibili e ricavi tassabili dal più generale principio di inerenza, ricavato dalla nozione di reddito d'impresa. L'inerenza richiede un collegamento qualitativo del costo con l'attività imprenditoriale, non necessariamente la produzione di un ricavo specifico né una valutazione quantitativa di utilità o convenienza.
Cassazione civile, Sezione tributaria, 11 gennaio 2018, n. 450
«Il principio dell'inerenza dei costi deducibili [...] è di carattere qualitativo e non quantitativo»
La sproporzione o l'incongruità del costo, da sole, non escludono l'inerenza. L'accertamento deve verificare se il costo appartenga alla sfera dell'attività d'impresa, senza trasformarsi in una valutazione di convenienza delle scelte gestionali.
Cassazione civile, Sezione tributaria, 14 marzo 2018, n. 6288
«Al fine di verificare l'inerenza o meno di un costo è necessario esaminarne [...] la strumentalità rispetto all'attività dell'impresa»
Il parametro centrale è la strumentalità del costo rispetto all'attività esercitata, valutata in base alle caratteristiche concrete dell'operazione.
Cassazione civile, Sezione tributaria, 10 ottobre 2018, n. 25025
La pronuncia è richiamata per l'orientamento secondo cui, quando viene contestata la coerenza economica di un costo, il contribuente può essere chiamato a dimostrarne la ragionevolezza. Nel caso esaminato, tale prova è stata comunque ritenuta raggiunta attraverso l'incremento del fatturato e il conseguimento di utili nel medio periodo.
Massime di principio
- L'Amministrazione finanziaria può verificare l'inerenza dei costi, ma non può sostituire le proprie valutazioni economiche a quelle dell'imprenditore quando l'operazione è effettiva, documentata e collegata all'attività d'impresa.
- L'inerenza è principalmente un requisito qualitativo: il costo deve riferirsi alla sfera dell'impresa, ma non è necessario dimostrare che abbia prodotto un ricavo immediato o un vantaggio economico certo.
- La sproporzione del prezzo o la mancata congruità economica non comportano automaticamente l'indeducibilità integrale o parziale del costo; possono tuttavia costituire elementi indiziari di antieconomicità, soprattutto se accompagnati da ulteriori anomalie o dalla mancanza di prova dell'effettività dell'operazione.
- Nei rapporti infragruppo, il fatto che un'operazione produca benefici anche per altre società non esclude l'inerenza per la società che sostiene il costo, purché sia dimostrabile anche un collegamento con la propria attività e con i propri interessi imprenditoriali.
- Per acquisizioni di aziende o rami d'azienda con avviamento elevato è opportuno conservare perizie, analisi economiche, piani industriali, documentazione sulle sinergie e prove dell'incremento di attività, poiché tali elementi possono dimostrare la ragionevolezza e la strumentalità dell'investimento.
- La valutazione dell'inerenza deve essere effettuata considerando anche una prospettiva di medio-lungo periodo: perdite iniziali non escludono necessariamente la deducibilità se l'investimento è coerente con l'attività e produce successivamente risultati economici.
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