Sentenza del 23/05/2019 n. 13987 - Corte di Cassazione
COSA GIUDICATA CIVILE - ECCEZIONE DI GIUDICATO Giudicato esterno - Decisione di appello difforme dal giudicato - Rimedi esperibili - Fondamento.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
La controversia riguardava 21 inviti di pagamento relativi a importazioni dal Venezuela di lamiere e nastri di alluminio. I certificati presentati per ottenere il trattamento daziario preferenziale recavano timbri non conformi agli specimen ufficiali e risultavano emessi sul modello Form AA anziché Form A. La contribuente contestava, tra l’altro, la validità e la motivazione degli atti, il trattamento delle prove documentali formate dopo la sentenza di primo grado e l’applicazione dei dazi nonostante la buona fede; invocava inoltre il giudicato favorevole ottenuto dall’importatore coobbligato per le medesime merci.
La decisione
La Cassazione ha rigettato il ricorso e condannato B. S.p.A. a rifondere le spese all’Agenzia, liquidate in 10.000 euro per compensi, oltre spese prenotate a debito. Il primo motivo, fondato sul giudicato esterno favorevole all’importatore, è stato dichiarato infondato: poiché quel giudicato si era formato prima del deposito della sentenza d’appello impugnata, la contribuente avrebbe dovuto dedurlo nel giudizio d’appello, anche chiedendo la rimessione della causa sul ruolo, oppure proporre revocazione ex art. 395, n. 5, c.p.c.; non poteva farlo per la prima volta in Cassazione. Il secondo motivo, sulla produzione dei certificati formati dopo la decisione di primo grado, è stato dichiarato inammissibile perché non censurava adeguatamente tutte le ragioni della decisione della CTR. Il terzo è stato rigettato: nuovi documenti in appello non possono ampliare il thema decidendum né richiedere nuove contestazioni. Il quarto è stato dichiarato inammissibile per difetto di specificità e mancata individuazione di un fatto controverso e decisivo, oltre a sollecitare una rivalutazione del merito. Il quinto è stato dichiarato inammissibile per difetto di specificità e comunque infondato: la buona fede del dichiarante non basta a escludere il dazio quando il certificato d’origine è irregolare; il dichiarante resta responsabile dell’obbligazione doganale.
Norme richiamate
Art. 395, n. 5, c.p.c.
E' esperibile il rimedio della revocazione contro la sentenza d'appello che non tenga conto del giudicato formale intervenuto prima del deposito della sentenza stessa, in quanto l'esaurimento della fase di merito si ha solo con il deposito della sentenza di secondo grado, momento in cui il giudice d'appello si spoglia della controversia; sino ad allora è possibile far valere il giudicato esterno in sede di appello, producendo in giudizio la sentenza munita di attestato di definitività da parte della cancelleria, anche attraverso un'apposita istanza al giudice che consenta una rimessione della causa sul ruolo; nel caso in cui la cosa giudicata si sia formata successivamente al deposito della sentenza di appello è esperibile il rimedio del ricorso per cassazione.
Se il giudicato esterno si è formato prima del deposito della sentenza d’appello, va dedotto nel giudizio d’appello e la sentenza che non ne tiene conto è impugnabile con revocazione, non con ricorso per cassazione. Se il giudicato si forma dopo il deposito, è invece esperibile il ricorso per cassazione.
Art. 1306 c.c.
Gli altri debitori possono opporla al creditore, salvo che sia fondata sopra ragioni personali al condebitore.
Il condebitore solidale può invocare la sentenza favorevole pronunciata nei confronti di un altro condebitore, salvo che essa dipenda da ragioni personali. Nel caso esaminato, tuttavia, la questione non poteva essere introdotta per la prima volta in Cassazione, essendosi formato il giudicato prima del deposito della sentenza d’appello.
D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, artt. 57 e 58
nel giudizio di secondo grado, infatti, la facoltà di produrre nuovi documenti, prevista in via generale dal D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 58, non può essere esercitata in contrasto con l'art. 57, il quale, escludendo l'introduzione di eccezioni o tematiche nuove, non consente l'ampliamento della materia del contendere neppure attraverso la produzione di documenti, con la conseguenza che la stessa deve ritenersi ammessa soltanto a supporto di pretese e considerazioni già svolte, e non anche qualora determini la necessità di ulteriori contestazioni e deduzioni
La possibilità di produrre nuovi documenti in appello non consente di introdurre questioni nuove o ampliare la controversia: il documento è ammissibile se sostiene pretese già formulate, non se rende necessarie ulteriori contestazioni e deduzioni.
D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 64
Contro le sentenze delle commissioni tributarie che involgono accertamenti di fatto e che sul punto non sono ulteriormente impugnabili o non sono state impugnate è ammessa la revocazione ai sensi dell'art. 395 del c.p.c.
Nel processo tributario la revocazione è prevista, secondo il testo applicabile, per le sentenze che involgono accertamenti di fatto e che sul punto non siano più impugnabili; la Corte coordina tale disciplina con l’interpretazione che ammette la revocazione per contrasto con un giudicato esterno non considerato.
Regolamento CEE n. 2913/1992, art. 220, par. 2, lett. b)
Deve, peraltro, considerarsi che, nell'ambito del regime tariffario preferenziale (che si pone come eccezione a quello della generale imponibilità: cfr. Cass. 5007/07), è di regola irrilevante che il dichiarante abbia agito "in buona fede", ignorando l'irregolarità da cui è derivata la mancata riscossione dei dazi che avrebbe dovuto pagare se tale irregolarità non fosse stata commessa, e lo è, in particolare, nel caso che le Autorità dello Stato di esportazione abbiano rilasciato il certificato di origine, senza aver effettuato alcun controllo preventivo per verificare l'origine effettiva delle merci (cfr. C.G. 17.7.1997 in causa C-1995 e il Reg. C.e.e. 2913/92, art. 220, comma 2 lett. b). Ciò, in quanto il dichiarante della merce importata è, in quanto tale, responsabile dell'obbligazione doganale, quand'anche si tratti di merce scortata da certificati inesatti o falsificati a sua insaputa.
La tutela prevista per la mancata contabilizzazione a posteriori non opera per il solo fatto che il dichiarante fosse in buona fede: nel regime preferenziale occorre un certificato d’origine regolare e, in caso di certificato inesatto o irregolare, il dichiarante resta responsabile dell’obbligazione doganale anche se ignorava il vizio.
Massime di principio
- Per stabilire il rimedio contro una sentenza d’appello che non considera un giudicato esterno, conta il momento del deposito della sentenza: giudicato formatosi prima del deposito, deduzione in appello e possibile revocazione; giudicato formatosi dopo, ricorso per cassazione.
- Se il giudicato si forma mentre la causa è ancora pendente in appello, la parte deve attivarsi prima che sia depositata la decisione, producendo la sentenza definitiva e, se necessario, chiedendo la rimessione della causa sul ruolo.
- Nel processo tributario, la produzione di documenti in appello non può servire a introdurre una nuova questione o a modificare la materia del contendere; è ammessa se sostiene argomenti e pretese già proposti.
- Il dichiarante doganale non è esonerato dal dazio preferenziale per la sola buona fede quando il certificato d’origine è irregolare; la regolarità della documentazione e i presupposti del trattamento preferenziale sono essenziali.
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