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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17347/2023 del 26/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Jovanovic era stato condannato in primo grado per rapina pluriaggravata e ricettazione. In appello era stato assolto dal reato di ricettazione e la pena per la rapina era stata rideterminata in anni 3 e mesi 6 di reclusione e Euro 800 di multa. Il difensore ha impugnato in Cassazione lamentando, in sintesi: motivazione illogica e inosservanza di norme processuali, errata valutazione della prova (identificazione del reo poco certa), conferma ingiustificata della recidiva e diniego delle attenuanti generiche, ed errore nel calcolo della riduzione per il rito abbreviato (la difesa sosteneva che la pena detentiva corretta doveva essere anni 3 e mesi 2 e non anni 3 e mesi 6). La Procura generale ha trasmesso una requisitoria scritta ai sensi dell'art. 23 comma 8 del DL 137/2020 proponendo l'annullamento limitatamente alla pena detentiva per rideterminarla in anni 3 e mesi 2.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile nella sua sostanza, rilevando che le censure difensive miravano a una rivalutazione del merito e dunque erano inammissibili in sede di legittimità. Tuttavia la Corte ha rilevato un errore materiale nel calcolo della pena detentiva operato dalla Corte di appello: partendo da anni 4 e mesi 9 per effetto della recidiva e applicando la riduzione del terzo per il rito abbreviato, la pena detentiva doveva risultare anni 3 e mesi 2 e non anni 3 e mesi 6. Perciò la sentenza impugnata è stata rettificata limitatamente alla pena detentiva che è stata fissata in anni 3 e mesi 2 di reclusione; resta confermata la restante parte della decisione in appello (assoluzione per ricettazione, multa di Euro 800, conferma della recidiva e diniego delle attenuanti). Inoltre il ricorrente è stato esonerato dalla condanna alle spese e dal pagamento della sanzione pecuniaria prevista dall'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 619 cod. proc. pen.

    Usato per rettificare un errore materiale nella sentenza impugnata (correzione del calcolo della pena detentiva) senza rimettere in discussione il giudizio di merito

  • art. 23 comma 8 del DL 137/2020

    Prevede la trasmissione della requisitoria scritta da parte della Procura Generale; qui la Procura ha formulato una richiesta di annullamento limitata alla pena detentiva

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Richiamato con riferimento alla possibilità di irrogare una sanzione pecuniaria per ricorso abusivo o infondato; la Corte ha esonerato l'imputato dall'onere di tale sanzione e dalle spese vista la rettifica limitata già operata

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non è sede per rivalutare il merito della prova: censure che chiedono una diversa valutazione probatoria sono inammissibili quando implicano un sindacato sul merito.
  • Errori materiali o di calcolo nella sentenza impugnata possono essere rettificati in Cassazione ai sensi dell'art. 619 cod. proc. pen. senza annullare l'intero dispositivo.
  • La trasmissione di una requisitoria scritta da parte della Procura (art. 23 comma 8 DL 137/2020) può portare a richieste di correzione limitate e specifiche della decisione impugnata.
  • Se le motivazioni di merito sono congruenti e ripetute nei due gradi di giudizio, la Cassazione tende a dichiarare inammissibili i rilievi difensivi che mirano a un nuovo esame delle fonti probatorie.
  • Quando si impugna in Cassazione bisogna formulare censure specifiche di legittimità (contrasto motivazionale, violazione di norme processuali, errori di diritto o materiali) e non semplici richieste di riqualificazione dei fatti.

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