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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 00207/2026 del 05/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza del 28/01/2025 che ha respinto l'istanza di differimento pena per ragioni di salute, denunciando un'omissione di motivazione: la parte valutativa dell'ordinanza impugnata non riguarda la sua situazione, ma quella di un altro detenuto (indicando il nome di un diverso soggetto). Non si tratta di un mero errore materiale del nome, perché il quadro familiare, personale e processuale descritto non è compatibile con la situazione del ricorrente.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato. Pur avendo il Tribunale di Sorveglianza adottato successivamente (8/7/2025) un'ordinanza che ha riscritto ampi tratti della motivazione, tale correzione è risultata insufficiente perché ha sostituito di fatto gran parte della motivazione originaria (44 righe sostituite), superando i limiti della procedura di correzione previsto dall'art. 130 c.p.p. La Corte ha quindi annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio al Tribunale di Sorveglianza di Torino per un nuovo giudizio, con la conseguenza che l'istanza dovrà essere nuovamente esaminata con motivazione specifica e riferita al ricorrente.

Norme richiamate

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato come limite formale nella enunciazione del motivo di ricorso, ossia la necessità di esporre le censure nei limiti strettamente necessari; indica regole procedurali sulla formulazione dei motivi nei ricorsi al magistrato di sorveglianza.

  • art. 130, comma 1, cod. proc. pen.

    Stabilisce il potere di correggere errori materiali solo se l'eliminazione dell'errore non comporta una modificazione essenziale dell'atto. La Corte ha interpretato tale norma come limite alla procedura correttiva, escludendo che la correzione possa sostituire o riscrivere sostanzialmente la motivazione di un provvedimento.

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. 5, n. 11064 del 07/11/2017, Puliga)

    Richiama il principio secondo cui la correzione di errore materiale è consentita solo per riallineare espressione formale e reale contenuto della decisione; è invece preclusa quando la correzione comporti sostituzione o modifica essenziale della decisione. La Corte applica tale orientamento al caso concreto per giustificare l'annullamento.

Massime di principio

  • Se un provvedimento giudiziario contiene motivazioni riferite a una persona diversa dall'istante o vi è omissione di una motivazione specifica rispetto alla posizione del ricorrente, tale vizio costituisce causa di annullamento e di rinvio per nuovo esame.
  • La procedura di correzione di errori materiali (art. 130 c.p.p.) è limitata: può rimediare a incongruenze formali tra testo e decisione reale, ma non può essere utilizzata per sostituire o riscrivere sostanzialmente la motivazione del provvedimento.
  • Se il giudice ritira o riscrive ampie porzioni della motivazione dopo il deposito del ricorso, il rimedio corretto è generalmente l'annullamento e il rinvio, perché la correzione non può alterare in modo essenziale il contenuto decisionale.
  • In contestazioni relative a istanze di differimento pena per motivi di salute è imprescindibile una valutazione individualizzata e motivata della situazione clinica, familiare e processuale dell'istante; l'assenza di tale valutazione specifica rende il provvedimento viziato.
  • Difensori e parti devono verificare la corrispondenza tra il testo motivazionale e la persona cui si riferisce il provvedimento; la segnalazione tempestiva dell'errore (con ricorso) è strumento efficace per ottenere l'annullamento se la correzione materiale superi i limiti consentiti.

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