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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19935/2024 del 20/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza della Corte d'Appello di Firenze che aveva confermato la condanna per due reati di ricettazione: 1) acquisto di una autovettura Nissan Qashqai ritenuta provento di appropriazione indebita (art. 646 c.p.) a danno di Lecci Andrea; 2) acquisto di strumentazione musicale ritenuta provento di reato a danno di Spera Luciano. Il difensore sosteneva che per l'autovettura il ricorrente era in buona fede (sub-noleggio) e che le intercettazioni non dimostravano la sua consapevolezza della provenienza illecita; inoltre affermava di non aver mai ricevuto l'impianto stereo e contestava l'applicazione della recidiva, lamentando carenza motivazionale quanto alla tipologia, omogeneità e temporalità dei precedenti.

La decisione

La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per la parte relativa all'autovettura, confermando la valutazione di merito sulla credibilità e sulla consapevolezza del ricorrente circa l'illiceità dell'operazione. Ha invece accolto il ricorso limitatamente alla ricettazione dell'impianto stereo (capo 6), annullando senza rinvio quella dichiarazione perché il fatto non sussiste ed eliminando la relativa pena. Quanto alla recidiva, la Corte ha ritenuto adeguata la motivazione della Corte di appello. Pertanto la condanna è stata confermata per la ricettazione dell'autovettura, mentre il capo relativo allo stereo è stato prosciolto.

Norme richiamate

  • art. 646 cod. pen.

    presente nel testo: 'art. 646 cod. pen.'

    la sentenza indica che l'autovettura era provento del reato di appropriazione indebita ex art. 646 c.p., configurando il presupposto materiale per il reato di ricettazione

  • principio della limitazione del sindacato di legittimità sulla valutazione del merito (giurisprudenza della Cassazione)

    Sez. 6 n. 47204 del 07/10/2015, Rv. 265482; Sez. 6 n. 25255 del 14/02/2012, Rv. 253099

    la Corte di Cassazione non può rivedere liberamente la valutazione delle prove operata dai giudici di merito, se non quando risulti un vizio del percorso motivazionale; le censure che mirano a una rivalutazione del fatto non sono ammissibili

  • criteri motivazionali per la recidiva facoltativa (giurisprudenza)

    per la recidiva facoltativa è richiesto al giudice di motivare specificamente l'affermazione (o l'esclusione) della recidiva, anche sinteticamente, evidenziando la continuità del percorso delinquenziale e l'omogeneità dei reati

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione è molto riluttante a rimettere in discussione la valutazione della credibilità e del quadro probatorio fatta dai giudici di merito; per ottenere l'annullamento occorre dimostrare un vizio logico-motivazionale, non solo proporre una diversa lettura dei fatti.
  • Per la ricettazione è essenziale dimostrare la consapevolezza della provenienza illecita del bene: se il giudice di merito ritiene credibile la prova della conoscenza illegittima, la decisione sarà difficilmente ribaltabile in Cassazione.
  • Se emerge che l'imputato non ha mai avuto materialmente la disponibilità del bene (o non ha partecipato alla sottrazione), la fattispecie di ricettazione può venire meno e la pronuncia può essere annullata per quel capo.
  • La qualificazione di recidiva facoltativa richiede una motivazione puntuale sulla tipologia, temporalità e continuità delinquenziale; l'assenza di tale motivazione può rendere viziata l'aggravazione, mentre una motivazione anche succinta ma congrua è sufficiente.
  • Le prove indiziarie o intercettazioni che mostrano intenzioni di rivendere un bene possono essere decisive per la sussistenza della consapevolezza della provenienza illecita, se collegati logicamente agli altri elementi del quadro probatorio.

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