Cassazione Penale, Sentenza n. 31003/2022 del 11/08/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente impugna l'ordinanza del Gip che aveva disposto la restituzione allo Stato di tutte le monete sequestrate, comprese quelle di presunta provenienza extra-italica. Bottalico deduce violazione di legge e vizio di motivazione perché, ai sensi del combinato disposto degli articoli 15 della L. n. 364/1909 e 826 c.c., fanno parte del patrimonio indisponibile dello Stato solo i beni di cui sia provata la provenienza dal sottosuolo o dai fondali marini italiani. Per le monete prive di prova di provenienza italica non può configurarsi la proprietà statale. Il ricorrente produce fatture e documentazione di acquisto che, secondo la consulenza del PM, risultano attendibili per 240 delle 302 monete sequestrate; solo per 62 monete sussisteva mancata corrispondenza. Pertanto chiede la restituzione delle 240 monete per le quali è stata accertata la corrispondenza con la documentazione.
La decisione
La Corte ha ritenuto il ricorso fondato limitatamente alle 240 monete per le quali sussiste la corrispondenza fra i singoli esemplari e la documentazione prodotta. Ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata quanto a quelle 240 monete e disposto la loro restituzione al ricorrente. In precedenza la perizia aveva accertato che la moneta n. 294 era un falso moderno e che le restanti 301 erano autentiche e di interesse archeologico; tuttavia il Gip aveva negato la restituzione delle 301 monete ritenendo non provata la provenienza non italiana, decisione ritenuta contraddittoria rispetto agli accertamenti sulla documentazione per le 240 monete.
Norme richiamate
art. 15 L. n. 364/1909
La norma è interpretata nel senso che il patrimonio indisponibile dello Stato comprende solo i beni la cui provenienza dal sottosuolo o dai fondali marini italiani sia provata; in assenza di tale prova lo Stato non può far valere un diritto di proprietà sui reperti.
Richiamato quale principio secondo cui la proprietà pubblica su reperti archeologici richiede prova della provenienza da suolo o fondali italiani; integrato con l'art. 15 L. 364/1909 per delimitare l'ambito del patrimonio indisponibile.
Norma procedurale richiamata per indicare che il ricorso è stato trattato con contraddittorio scritto; non incide sul merito sostanziale della restituzione.
Massime di principio
- Per la sottrazione di reperti al patrimonio indisponibile dello Stato occorre la prova che gli stessi provengano dal sottosuolo o dai fondali marini italiani: senza tale prova lo Stato non acquisisce automaticamente la proprietà.
- La produzione di documentazione di acquisto specifica e la corrispondenza tecnica tra documenti e singoli oggetti (accertata con perizia) può determinare l'obbligo di restituzione al proprietario privato per quegli esemplari che risultano documentati.
- L'autenticità o l'interesse archeologico di una moneta non è di per sé sufficiente a giustificare il rifiuto della restituzione: è necessaria la prova della provenienza italiana.
- Il giudice non può decidere in modo contraddittorio rispetto agli accertamenti peritali e alla documentazione prodotta; se peritali e documenti attestano la corrispondenza per alcuni pezzi, quelli devono essere restituiti.
- Il carico probatorio sulla provenienza spetta allo Stato/Autorità che rivendica il bene nel patrimonio indisponibile; il privato può allegare e provare acquisti leciti o provenienza estera con fatture e documenti dettagliati.
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