Cassazione Civile, Sentenza n. 33013/2023 del 28/11/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Gli eredi di Esposito impugnano la sentenza d'appello che aveva ritenuto esclusiva responsabilità della Provincia per danni da allagamenti e rigurgiti fognari, chiedendo il riconoscimento della responsabilità (anche) del Comune per gestione/collegamento degli impianti fognari, la rimozione delle opere fognarie insistenti sul fondo, la revisione della quantificazione del danno (patrimoniale e non patrimoniale, anche alla salute/ambiente) e diversa decorrenza degli interessi; la Provincia propone appello incidentale con dogliane sovrapponibili sulla responsabilità comunale e sulla liquidazione del danno.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto alcuni motivi: ha ritenuto che la Corte d'appello abbia errato nell'inquadramento giuridico dei fatti in relazione agli artt. 128 e 129 d.lgs. n.152/2006 e agli artt. 2043 e 2051 c.c., dovendo pertanto essere riesaminata la posizione del Comune; ha altresì ritenuto fondata la censura relativa alla domanda di rimozione delle opere (actio negatoria/servitù) e ha disposto la cassazione della sentenza d'appello con rinvio per nuovo esame su tali profili. Altri motivi dei ricorrenti sono stati dichiarati inammissibili o rigettati (in particolare le doglianze sulla valutazione del danno e sulla decorrenza degli interessi in larga parte non superano il sindacato di legittimità). La Corte ha inoltre respinto l'eccezione di inammissibilità del controricorso del Comune relativa alla procura rilasciata dal sindaco. Le spese del giudizio di cassazione saranno regolate dal giudice di rinvio.
Norme richiamate
art. 2043, art. 2051, art. 1031, artt. 1223, 1226, 2056
Art. 2043 (responsabilità aquiliana) e art. 2051 (responsabilità del custode) richiamati per valutare la possibile responsabilità del Comune per danni da reflui/fognature; art.1031 richiamato in tema di servitù e domanda di rimozione delle opere; le altre norme citate attengono alla quantificazione del danno e alle obbligazioni risarcitorie.
Decreto legislativo
d.lgs. n. 152/2006, artt. 100, 101, 128, 129
Norme ambientali e sul ciclo delle acque richiamate per valutare obblighi di prevenzione, gestione e vigilanza sui reflui: la Corte ha ritenuto che, dati i fatti accertati, la sentenza d'appello avrebbe dovuto motivare chiaramente perché tali fatti non fossero ricondotti alle fattispecie di responsabilità previste dal d.lgs.
artt. 91, 99, 100, 112, 115, 116, 128, 132, 183, 348-ter co.5, art.360 n.5
Richiamati princìpi processuali: limiti al sindacato di legittimità sulla valutazione delle prove (115,116), regole di autosufficienza e motivazione per i motivi di cassazione (art.360 n.5, art.348-ter co.5), regole formali su atti e conclusioni; la Corte ha dichiarato inammissibili molte doglianze per aspecificità o novità non introdotta in precedente grado.
D.M.
Richiamato in relazione alla liquidazione delle spese di lite; il ricorso sul ristoro spese è stato assorbito o non accolto nella misura dedotta.
Normativa sull'autonomia comunale
Giurisprudenza di Cassazione citata (es. Sez. 34599/2019 e altre)
Ribadito che la rappresentanza processuale del Comune spetta al sindaco e la procura alle liti non necessita, di regola, della delibera di giunta salvo diversa previsione statutaria; conseguentemente il controricorso del Comune è ammissibile anche senza produzione della delibera.
Massime di principio
- Se il giudice di merito accerta fatti che indicano un coinvolgimento dell'ente responsabile della gestione fognaria (es. adduzione diretta in fogna, presenza di reflui convogliati), deve motivare espressamente perché tali fatti non siano ricondotti alla responsabilità ai sensi del d.lgs. n.152/2006 e/o agli artt. 2043/2051 c.c.; l'errata applicazione di tali norme è sindacabile in cassazione.
- La domanda di rimozione di opere lesive della proprietà (actio negatoria/azione di reintegrazione) non può essere omessa: se il proprietario chiede la rimozione e non vi è prova che il terzo abbia titolo acquisitivo della servitù, il giudice deve pronunciarsi; l'omessa pronuncia può portare a cassazione con rinvio.
- La quantificazione del danno patrimoniale e l'esercizio del potere equitativo di liquidazione spettano al giudice del merito e sono in larga parte insindacabili in cassazione, salvo vizio motivazionale grave o assenza materiale di motivazione.
- Motivi di cassazione che impugnano fatti o valutazioni probatorie sono spesso inammissibili se non indicano con precisione i documenti/fatti non esaminati o se introducono questioni nuove non sollevate in appello (principio della "doppia conforme" e limiti di autosufficienza).
- La rappresentanza processuale comunale spetta al sindaco: di norma non è necessario produrre la delibera di giunta per validare la procura alle liti, salvo diversa disposizione statutaria e prova contraria.
- I vizi di motivazione rilevanti in cassazione sono quelli che determinano la mancanza assoluta, la contraddittorietà insanabile o l'incomprensibilità della motivazione; un semplice dissenso motivazionale del giudice di merito non è sufficiente.
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