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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37413/2025 del 17/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso censurava la decisione del Tribunale di L'Aquila che aveva ritenuto assente il nesso strumentale temporale tra la richiesta estorsiva e la successiva violenza/minaccia, escludendo così la sussistenza degli elementi oggettivi e soggettivi dell'ipotesi di tentata estorsione. Il PM sosteneva che non vi fosse alcuno iato temporale: la violenza era stata posta in essere proprio per ottenere l'ingiusto profitto e la mancata consegna derivava solo dalla resistenza della persona offesa.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità e perché esso sostanzialmente proponeva una diversa valutazione dei fatti e delle prove già compiuta dal giudice di merito: la Corte ha ritenuto che il ricorrente non abbia indicato un vizio di diritto valutabile in sede di legittimità né si sia confrontato con la motivazione del provvedimento impugnato, limitandosi a proporre una diversa ricostruzione fattuale. Richiamata la giurisprudenza sul divieto di sindacare in Cassazione la valutazione delle prove e dei fatti in materia di misure cautelari personali, il ricorso è stato quindi respinto.

Norme richiamate

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    citato nel testo come limite per riportare il motivo "nei limiti strettamente necessari per la motivazione"

    utilizzato per giustificare la sintetica esposizione del motivo nel dispositivo: norma richiamata per i limiti della riproduzione del motivo nel provvedimento di motivazione

  • art. 23 co. 8 d.l. n. 137/2020 e art. 8 d.l. 198/2022

    "Ricorso trattato con contraddittorio scritto ai sensi dell'art. 23 co. 8 d.l. N.137/2020 e successivo art. 8 d.l. 198/2022."

    norme procedurali che consentono il trattamento del ricorso con contraddittorio scritto (procedure straordinarie introdotte dai decreti-legge citati)

  • Giurisprudenza richiamata

    Sez. 2, n. 27866 del 17/06/2019 (Mazzelli); Sez. F, n. 47748 del 11/08/2014

    principi consolidati secondo cui in tema di misure cautelari personali la Corte di Cassazione non può sindacare la ricostruzione dei fatti né la valutazione delle prove compiuta dal giudice di merito; sono inammissibili censure che si risolvono in una diversa valutazione di circostanze già esaminate

Massime di principio

  • In sede di ricorso per cassazione contro provvedimenti sulle misure cautelari personali non è permesso proporre censure che si limitino a una diversa valutazione dei fatti o delle prove: il ricorso deve evidenziare un vizio di diritto o di motivazione formale e specifico.
  • Le doglianze generiche che non indicano chiaramente il vizio dedotto sono inammissibili: il motivo deve essere preciso e confrontarsi con la motivazione del giudice di merito.
  • Per contestare la decisione sul fumus delicti (gravità indiziaria) o sul nesso strumentale tra condotta violenta e obiettivo estorsivo è necessario dimostrare errori di diritto, illogicità assolute o contraddizioni nella motivazione, non la mera preferenza per una diversa ricostruzione fattuale.
  • Quando si impugna il rigetto di una richiesta di custodia cautelare per reati come l'estorsione, occorre focalizzarsi su elementi giuridici (p.es. errata applicazione dei criteri di valutazione degli indizi, violazione dei canoni motivazionali) piuttosto che sulla rinnovata esposizione dei fatti.
  • È utile citare e confrontarsi con la motivazione del giudice di merito e, se possibile, segnalare profili formali o di diritto suscettibili di sindacato in Cassazione (es. vizio logico della motivazione, carenza rilevante di motivazione, travisamento di norme) per evitare l'inammissibilità per genericità.

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