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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 923/2022 del 13/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Rizzi ha impugnato la sentenza del Tribunale di Matera che confermava la condanna per ingiuria e minaccia (artt. 81, comma 2, 594 e 612 c.p.). Nel primo motivo deduceva violazione di legge (art. 594 c.p. e richiamo a "1 digs n. 7/16" come indicato nel testo) per una contraddizione tra motivazione e dispositivo: pur avendo il Tribunale riconosciuto in motivazione che l'imputato doveva essere assolto per ingiuria (perché la norma risultava abrogata), nel dispositivo lo aveva comunque condannato per tutti i reati. Inoltre, la parte civile Volpe Donato Michele ha rimesso la querela in data 9.7.2020, remissione che risulta accettata dall'imputato.

La decisione

La Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata perché i reati sono estinti per intervenuta remissione di querela accettata. La Corte ha richiamato il principio delle Sezioni Unite (n. 24241/2004) secondo cui la remissione di querela intervenuta in pendenza del ricorso per cassazione e ritualmente accettata determina l'estinzione del reato e deve essere rilevata d'ufficio dal giudice di legittimità. Pertanto il primo motivo è stato assorbito e la sentenza di merito annullata; le spese del procedimento sono poste a carico del querelato Rizzi Cosimo Damiano.

Norme richiamate

  • art. 594 c.p.

    Norma relativa al reato di ingiuria; il ricorso denunciava violazione in ordine all'applicazione, con riferimento anche a una presunta contraddizione tra motivazione e dispositivo della sentenza di merito.

  • art. 612 c.p.

    Norma relativa al reato di minaccia; il fatto era fra i capi d'imputazione confermati in primo grado e impugnati.

  • art. 81, comma 2 c.p.

    Rilevato tra le norme richiamate in relazione alla compartecipazione o alla continuazione tra reati contestati (citata nel capo d'imputazione).

  • Sez. Un., n. 24241 del 25/02/2004 (giurisprudenza)

    principio secondo cui la remissione di querela intervenuta in pendenza del ricorso per cassazione e ritualmente accettata determina l'estinzione del reato e deve essere dichiarata dal giudice di legittimità

    La Corte applica questo principio per affermare che la remissione di querela, accettata e intervenuta prima della decisione di cassazione, estingue i reati e impone l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata.

Massime di principio

  • La remissione di querela, se intervenuta in pendenza di ricorso per cassazione e ritualmente accettata dall'imputato, estingue il reato e il giudice di legittimità deve rilevarla e dichiararla.
  • L'intervenuta remissione prevale su altre cause di inammissibilità o su questioni procedurali: determina l'estinzione del reato indipendentemente da altri profili che erano oggetto di impugnazione.
  • Anche se in motivazione il giudice di merito avesse riconosciuto profili di non punibilità o abrogazione di norme, l'effetto estintivo della remissione di querela sopravanza tali questioni e comporta l'annullamento senza rinvio.
  • La remissione di querela può essere accompagnata da dichiarazioni sulla rinuncia alla costituzione di parte civile e su eventuali richieste di liquidazione in sede civile; tali patti rilevano nella definizione degli effetti civili ma non incidono sull'effetto estintivo penale della remissione.
  • L'annullamento per estinzione del reato non esclude che le spese processuali siano assegnate: il giudice può comunque porre le spese a carico del querelato anche se il reato è estinto per remissione.

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