Cassazione Penale, Sentenza n. 3722/2023 del 30/01/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Roma del 26/01/2022 che aveva rigettato la richiesta di riparazione per ingiusta detenzione per il periodo di custodia cautelare agli arresti domiciliari dal 28/05/2012 al 20/02/2013. Il ricorrente contestava la valutazione che aveva ritenuto sussistere una causa ostativa al diritto all'indennizzo (dolo o, quanto meno, colpa grave), sostenendo che il Tribunale aveva errato: a) nell'attribuire al Gheorghe colpa grave per aver consegnato la propria scheda telefonica a un terzo senza verificarne la modifica dell'intestazione; b) nel ritenere inidonee a scalfire il quadro indiziario le dichiarazioni rese dall'interrogatorio di garanzia (che la scheda fosse in uso a un familiare in Romania) e l'alibi fornito; c) nel fondare su inferenze illogiche la valutazione della colpa grave.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il motivo fosse manifestamente infondato: la motivazione del Tribunale di merito è stata considerata lineare, logica e coerente. Il Collegio ha confermato che sussisteva un quadro indiziario grave (dichiarazioni del coimputato, agganci della scheda a celle in prossimità del luogo del furto, vicinanza ad abitazione di un complice e al deposito della refurtiva) e che le dichiarazioni del ricorrente erano generiche e mendaci, nonché idonee a dimostrare colpa grave. Ha altresì condiviso la valutazione che il mendacio in sede di interrogatorio, se causalmente rilevante per la misura cautelare, può integrare colpa grave ostativa alla riparazione. In conseguenza: ricorso dichiarato inammissibile; il ricorrente condannato alle spese processuali e al pagamento, a titolo equitativo, di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende; esclusa la rifusione delle spese per il Ministero resistente per genericità della memoria difensiva.
Norme richiamate
«In tema di riparazione per l'ingiusta detenzione, il mendacio dell'indagato in sede di interrogatorio, ove causalmente rilevante sulla determinazione cautelare, incide sull'accertamento dell'eventuale colpa grave ostativa al riconoscimento del diritto alla riparazione...»
L'art. 314 disciplina la riparazione per ingiusta detenzione e, secondo l'interpretazione richiamata, il giudice può negare l'indennizzo se ricorre dolo o colpa grave del detenuto. Il mendacio in sede di interrogatorio, se ha inciso causalmente sulla misura cautelare, può integrare colpa grave e ostare al riconoscimento della riparazione.
Norma collegata alla materia della riparazione per ingiusta detenzione; nel caso concreto è stata richiamata insieme all'art. 314 come riferimento normativo per verificare l'esistenza di cause ostative al riconoscimento dell'indennizzo (dolo o colpa grave).
art. 606, comma 1, lett. b) ed e) cod. proc. pen.
Previsione delle fattispecie di censure in cassazione: violazione di legge e vizio di motivazione (contraddittorietà o manifesta illogicità). Il ricorso basato su tali censure è stato ritenuto infondato.
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
Norma sulla forma e sintesi del motivo di ricorso in cassazione; il motivo è stato sintetizzato conformemente a tale disposizione.
Norma che disciplina l'onere delle spese nel giudizio di cassazione; la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento nel presente grado.
art. 64, comma 3, lett. b) cod. proc. pen.
Riferimento alla facoltà difensiva di non rispondere; la Corte ha precisato che il mendacio non è assimilabile al silenzio esercitato ai sensi di tale norma e pertanto può rilevare ai fini della colpa grave.
d.lgs. 8 novembre 2021, n. 188, art. 4, comma 4, lett. b)
Riferimento alla modifica normativa del regime della riparazione per ingiusta detenzione; la Corte ha richiamato la giurisprudenza successiva a tale modifica, confermando che la menzogna in interrogatorio può incidere sull'accertamento della colpa grave.
Sentenza Corte Costituzionale n. 186 del 13/06/2000
Richiamata con riferimento alla facoltà della Corte di comminare somme alla Cassa delle Ammende e alla valutazione della responsabilità nel procedimento; la Corte ha disposto il versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende, ritenendo non sussistere colpa grave del giudice nel definire l'inammissibilità del ricorso ma comunque applicando la sanzione pecuniaria equitativamente.
Massime di principio
- La domanda di riparazione per ingiusta detenzione può essere negata se emerge che il detenuto ha concorso a causare la detenzione con dolo o colpa grave; il giudice valuta autonomamente l'insieme degli elementi probatori disponibili.
- Il mendacio reso dall'indagato in sede di interrogatorio, se causalmente rilevante per l'adozione o il mantenimento della misura cautelare, può integrare colpa grave e ostare al riconoscimento dell'indennizzo: la menzogna non è assimilabile al diritto a non rispondere.
- Condotte di eclatante o macroscopica negligenza (es. consentire l'uso di una SIM intestata senza le cautele di vigilanza o aggiornamento) possono essere valutate come colpa grave se contribuiscono a creare una falsa apparenza di coinvolgimento nei fatti criminosi.
- Un alibi generico o dichiarazioni vaghe e contraddittorie difficilmente scalfiscono un quadro indiziario robusto; la credibilità e la specificità delle dichiarazioni a discarico sono decisive.
- In sede di cassazione, le censure sulla motivazione (contraddittorietà o manifesta illogicità) sono inefficaci se il giudice di merito ha dato una spiegazione congrua e coerente del proprio convincimento.
- Per ottenere la rifusione delle spese di giudizio sostenute dallo Stato, la memoria difensiva dell'Avvocatura deve apportare argomentazioni specifiche e non generiche; altrimenti la parte resistente può non ottenere la rifusione.
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