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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35256/2024 del 19/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza di conferma della condanna per tentato omicidio, contestando la qualificazione del dolo. La difesa sostiene che la vittima si sarebbe impossessata per prima del coltello e che i colpi dell'imputato sarebbero stati riconducibili a difesa o comunque a dolo eventuale, incompatibile con il delitto tentato nella forma dolosa diretta ad uccidere.

La decisione

Il ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza. La Corte ha ritenuto corretta la ricostruzione di merito che ha qualificato l'azione come tentato omicidio con dolo diretto, valorizzando i segni esteriori (molteplici colpi, ferita penetrante al collo in prossimità della carotide, colpo inferto quando la vittima era già a terra) idonei a fondare l'inferenza sul dolo. Confermata la sentenza di primo grado che aveva condannato l'imputato a sei anni di reclusione (concesse circostanze attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti). In conseguenza dell'inammissibilità del ricorso il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro tremila in favore della cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • Sez. U. Espenhahn n. 38343 del 29.4.2014

    Sez. U. Espenhahn n. 38343 del 29.4.2014

    Richiamata per affermare che il dolo, essendo uno stato interiore, si ricostruisce in via indiziaria valorizzando gli 'indicatori fattuali' e le circostanze esteriori del caso concreto.

  • Sez. H n. 3957 del 17.2.1993

    Sez. H n. 3957 del 17.2.1993, rv 193919

    Citata come giurisprudenza consolidata a supporto del metodo indiziario per la ricostruzione dell'elemento psicologico.

  • Sez. I n. 31449 del 14.2.2012

    Sez. I n. 31449 del 14.2.2012, ric. Spaccarotella

    Ulteriore richiamo giurisprudenziale sull'interpretazione indiziaria del dolo e la necessità di collegare segni esteriori allo stato d'animo dell'agente.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicato per irrogare la sanzione pecuniaria alla cassa delle ammende a carico del ricorrente in caso di inammissibilità del ricorso per manifesta infondatezza.

Massime di principio

  • La qualificazione del fatto come tentato omicidio richiede la valutazione delle modalità esecutive e degli elementi esteriori (tipo di arma, direzione e intensità dei colpi, zone colpite) per inferire il dolo diretto.
  • La circostanza che la vittima possa essersi impossessata inizialmente dell'arma non esclude automaticamente il dolo dell'aggressore: una volta in possesso dell'arma l'uso reiterato e diretto a parti vitali può indicare l'intenzione di uccidere.
  • Il dolo è ricostruito in via indiziaria attraverso una catena argomentativa fondata su indicatori fattuali; la Cassazione non rientra in un sindacato di merito sui fatti se la motivazione di merito è congrua e priva di vizi giuridici.
  • Un ricorso per cassazione che si limiti a riesaminare la valutazione probatoria svolta in sede di merito ha scarse probabilità di essere ammesso; può essere dichiarato inammissibile se mira solo a rimettere in discussione le risultanze di fatto.
  • In caso di inammissibilità manifestamente infondata del ricorso il ricorrente può essere condannato al pagamento delle spese e a una sanzione pecuniaria ai sensi dell'art. 616 c.p.p., salvo elementi che escludano la colpa nella determinazione dell'inammissibilità.

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