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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25272/2022 del 01/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano l'ordinanza del Tribunale di Roma che aveva rigettato l'opposizione avverso l'autorizzazione concessa dal giudice delegato agli amministratori giudiziari per stipulare un contratto di affitto d'azienda con diritto di opzione all'acquisto. Gli appellanti censuravano, tra l'altro, la mancata fissazione dell'udienza camerale, l'erronea valutazione dell'interesse ad impugnare nonostante la risoluzione del contratto per inadempimento dell'acquirente, l'alienabilità dei beni confiscati in assenza di irrevocabilità del provvedimento ablativo e la mancata valutazione della richiesta di revoca degli amministratori giudiziari.

La decisione

La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto che mancasse l'interesse a impugnare in quanto, per effetto della risoluzione del contratto e della restituzione del compendio aziendale alla procedura, era venuta meno l'attualità e l'utilità concreta dell'impugnazione. Inoltre la Corte ha ribadito il principio secondo cui i provvedimenti del giudice delegato relativi alla gestione dei beni sequestrati sono, in generale, inoppugnabili, salvo espressa previsione normativa che consenta il gravame (con eccezioni ricondotte all'art. 40, comma 2, d.l.vo 159/2011 e ad altre fattispecie tassativamente indicate). Per questi motivi non ha esaminato nel merito le ulteriori censure. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e a versare euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • Costituzione

    I ricorrenti invocavano i principi di tutela giurisdizionale e di equo processo, ma la Corte ha ritenuto che l'assenza di interesse materiale all'impugnazione renda comunque inammissibile il ricorso, senza violazione di tali principi.

  • Decreto Legislativo 6 settembre 2011, n. 159 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione)

    art. 36; art. 40 (commi 1 e 5-ter e 2); art. 41; art. 45 (comma 5-quinquies); art. 46

    Le autorizzazioni alla gestione dei beni sequestrati rientrano nelle direttive generali impartite dal giudice delegato e, salvo casi espressamente previsti (es. art. 40, comma 2), sono generalmente inoppugnabili; l'autorizzazione a contratti di affitto con opzione rientra nella gestione dei beni e quindi nella regola generale di inoppugnabilità.

  • Legge 17 ottobre 2017, n. 161

    Riforma richiamata dalla Corte che ha confermato la generale inoppugnabilità degli atti di gestione salvo le eccezioni previste, e ha precisato il limite di impugnabilità degli atti dell'amministratore giudiziario compiuti senza autorizzazione scritta del giudice delegato.

  • Codice di procedura penale

    art. 606; art. 568, comma 4; art. 616

    Art. 568 c.4 richiede interesse a impugnare come condizione di ammissibilità; l'art. 606 regola i motivi di ricorso per cassazione; art. 616 prevede le sanzioni per ricorsi inammissibili e conseguente condanna alle spese e alla Cassa delle Ammende.

  • Legge fallimentare

    Richiamata per analogia in relazione ai provvedimenti impugnabili adottati dal giudice delegato in ambiti particolari; la Corte distingue queste ipotesi dalle autorizzazioni ordinarie di gestione.

Massime di principio

  • L'interesse ad impugnare deve essere immediato, concreto e attuale: se, prima o al momento della decisione del gravame, è venuta meno la situazione di svantaggio (es. risoluzione del contratto e restituzione dei beni), il ricorso può essere dichiarato inammissibile.
  • I provvedimenti del giudice delegato relativi alla gestione dei beni sequestrati sono in generale inoppugnabili, salvo le eccezioni espressamente previste dalla legge; quindi non ogni atto gestionale è impugnabile davanti al tribunale in composizione collegiale.
  • Per ottenere l'accoglimento di un'impugnazione in materia di misure di prevenzione è necessario dimostrare non solo la violazione normativa, ma anche la sussistenza di un effettivo pregio pratico derivante dalla revoca o modifica del provvedimento (utilità concreta).
  • Se si contesta l'operato degli amministratori giudiziari è strategico provare che l'atto è stato compiuto senza la necessaria autorizzazione scritta del giudice delegato o che la decisione ha prodotto un danno concreto e attuale alla posizione del ricorrente.
  • Prima di proporre ricorso in Cassazione in simili materie, valutare se la controversia conserva rilevanza processuale: in caso di eventi sopravvenuti che eliminano l'effetto pratico del provvedimento impugnato, l'azione è spesso destinata all'inammissibilità.

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