Cassazione Penale, Sentenza n. 26047/2022 del 07/07/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava la sentenza confermativa della condanna per il reato di cui all'art. 5 del d.lgs. n. 74/2000 (omessa presentazione della dichiarazione e omesso versamento di imposte per l'anno 2011), contestando la determinazione da parte dei giudici di merito dell'ammontare dell'imposta evasa e, in particolare, la valutazione dei costi deducibili. Saggio lamentava che i giudici avevano applicato una percentuale forfettaria (14% dei ricavi) per i costi, senza elementi oggettivi, ribaltando così l'onere della prova sull'imputato e utilizzando tabelle non pertinenti al suo volume d'affari.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto incontestata l'omessa dichiarazione e correttamente determinati gli importi d'imposta evasi in relazione alle fatture emesse (per l'IVA, l'ammontare è desumibile direttamente dalle fatture emesse). Quanto alle imposte dirette, la Corte ha ricordato che spetta al giudice penale determinare l'ammontare dell'imposta evasa e che, se i costi non risultano contabilizzati, il contribuente deve allegare elementi fattuali tali da consentire di ritenere esistenti e quantificabili tali oneri; l'imputato non ha fornito tale prova, pertanto la determinazione dei costi operata dai giudici di merito (anche sulla base di una percentuale dei ricavi) non è manifestamente illogica. Per questi motivi il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare €3.000,00 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
Norma che punisce l'omessa presentazione della dichiarazione e l'omesso versamento delle imposte; nella fattispecie la Corte conferma che la condotta contestata rientra in questa disposizione e che il giudice penale è competente a determinare l'ammontare dell'imposta evasa.
codice di procedura penale, art. 616
Norma che disciplina la condanna alle spese processuali e altre pene pecuniarie accessorie: applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese e alla somma da versare alla Cassa delle ammende.
Massime di principio
- Quando è incontestata l'omessa presentazione della dichiarazione, il giudice penale può determinare autonomamente l'ammontare dell'imposta evasa anche sulla base dei documenti (es. fatture) acquisiti dalla verifica fiscale.
- Per l'IVA l'ammontare dovuto è desumibile dalle fatture emesse: il soggetto che ha emesso la fattura è obbligato a riversare l'IVA indicata indipendentemente dal fatto che i clienti l'abbiano effettivamente versata.
- Se i costi non risultano contabilizzati, il contribuente/imputato ha l'onere di allegare elementi fattuali (documenti, prove) che dimostrino l'esistenza e la misura dei costi deducibili; in mancanza, il giudice può stimare l'imponibile anche mediante percentuali sui ricavi.
- La mera contestazione dell'uso di tabelle o presunzioni fiscali non è sufficiente: occorre fornire evidenze concrete per ottenere una quantificazione più favorevole in sede penale.
- Le presunzioni o criteri induttivi tipici del diritto tributario non sono automaticamente esclusi in sede penale, ma la loro applicazione deve comunque rispettare i limiti probatori e la necessità di elementi fattuali a sostegno.
Testo integrale
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