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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10137/2023 del 10/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per riparazione per ingiusta detenzione relativa al periodo 9/12/2013 - 24/3/2015 (carcere e poi arresti domiciliari) originariamente disposta per il reato di estorsione aggravata con finalità mafiosa; i fatti sono stati poi riqualificati dal Tribunale in concorso in esercizio arbitrario delle proprie ragioni con proscioglimento per omessa querela. La Corte d'Appello aveva rigettato la domanda ritenendo sussistente una causa ostativa alla riparazione per "colpa grave", sostenendo che il GRAZIANI aveva cooperato, con comportamento secondo la Corte idoneo a integrare attività intimidatoria, alla adozione della misura cautelare perché aveva partecipato alla riscossione del credito mediante modalità minacciose a favore del titolare del credito.

La decisione

La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza della Corte d'Appello ritenendone la motivazione insufficiente, contraddittoria e priva di adeguata valutazione ex ante della eventuale "colpa grave" del ricorrente. La Suprema Corte ha disposto il rinvio alla Corte territoriale per un nuovo esame, impartendo i principi di diritto che il giudice della riparazione dovrà osservare (valutazione autonoma ex ante degli elementi probatori, esame di tutti gli elementi utilizzabili dalle indagini non espressamente esclusi in dibattimento, motivazione specifica e concreta se si ritiene sussistente la colpa grave).

Norme richiamate

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Norma richiamata quale parametro delle condizioni di applicabilità delle misure coercitive personali. Se la riqualificazione del fatto esclude i presupposti di applicabilità di tali misure, la detenzione può risultare formalmente ingiusta.

  • art. 280 cod. proc. pen.

    Richiamato unitamente all'art. 273 quale riferimento alle condizioni necessarie per l'adozione e il mantenimento della misura cautelare personale; l'assenza di tali condizioni può fondare il diritto alla riparazione.

  • art. 314 cod. proc. pen. comma 2 e comma 4

    Comma 2 riconosce il diritto alla riparazione al prosciolto quando risulti che la misura è stata emessa o mantenuta senza le condizioni previste dagli artt.273 e 280; comma 4 è richiamato in relazione alla incidenza della pena sospesa sul computo, nel contesto della valutazione della rilevanza della riqualificazione.

Massime di principio

  • Il giudice della riparazione deve compiere una valutazione autonoma ed 'ex ante' di tutti gli elementi probatori utili (anche istruttori) non espressamente esclusi in dibattimento, volta a stabilire se la condotta dell'indagato abbia creato la falsa apparenza di configurabilità di un reato.
  • La derubricazione o riqualificazione del fatto in sede di merito che riduca i limiti edittali può di per sé fondare il diritto alla riparazione, salvo che sia provata la responsabilità con dolo o colpa grave del detenuto che abbia contribuito alla custodia cautelare.
  • La "colpa grave" ostativa alla riparazione deve essere motivata con riferimenti a fatti concreti e specifici relativi alla condotta del destinatario della misura, valutati nel loro svolgimento prima e dopo l'adozione della cautela; mere affermazioni generiche o la trasposizione di responsabilità altrui non sono sufficienti.
  • Non è sufficiente, ai fini dell'esclusione della riparazione, che il giudice della riparazione si limiti a una diversa valutazione degli stessi elementi già valutati dal giudice della cautela: occorre spiegare se e quali elementi nuovi o comunque non valutati dal giudice della cautela abbiano modificato il quadro probatorio.
  • La condotta di terzi non integra automaticamente la colpa grave del ricorrente: è necessario dimostrare la condivisione, la cognizione e la collaborazione concreta con l'attività intimidatoria altrui, ovvero comportamenti personali riconoscibili come indice di contiguità criminosa.

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