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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18769/2025 del 19/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'Appello di Milano del 31/05/2024 che aveva confermato la condanna per bancarotta fraudolenta relativa al fallimento della società Aldomotica s.r.l. Il ricorrente deduceva plurimi vizi di motivazione: contestazione dell'attendibilità delle dichiarazioni di vari testi (Arezzo, Modeo, Nenna, Daniotti, Todaro), mancata considerazione della versione alternativa fornita dalla difesa, omissione di valutazione di documenti attestanti i rapporti di lavoro e i periodi di effettiva presenza in azienda, mancata prova di un contributo concorsuale nella scelta di non pagare le imposte, insufficiente accertamento del dolo e contestazioni sul trattamento sanzionatorio. Successivamente la difesa ha prodotto, nel procedimento di cassazione, una sentenza del Tribunale di Vicenza (22/01/2025, passata in giudicato il 20/02/2025) concernente gli stessi fatti, chiedendo di dichiarare il non doversi procedere ai sensi dell'art. 649 cod. proc. pen.

La decisione

La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata ai sensi dell'art. 649 cod. proc. pen., per divieto di un secondo giudizio (ne bis in idem). Ha ritenuto che vi sia corrispondenza tra il fatto storico oggetto del giudicato del Tribunale di Vicenza e quello del procedimento in esame (identità di condotta, evento, nesso causale, tempo, luogo e persona) e che non sussista la necessità di accertamenti di fatto supplementari. Ne è conseguito l'assorbimento di tutti i motivi di ricorso e l'annullamento senza rinvio.

Norme richiamate

  • art. 649 cod. proc. pen.

    Norma applicata per l'annullamento senza rinvio in presenza del divieto di un secondo giudizio; utilizzata perché è stata accertata l'identità del fatto storico e l'assenza di necessità di ulteriori accertamenti di fatto.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (richiamata: Sez. Un. n. 34655/2005 Donati; Sez.5 n. 47683/2016 Robusti; Sez.6 n. 29188/2024 B.)

    Principi consolidati sul ne bis in idem: la preclusione si valuta in termini di fatto storico (condotta, evento, nesso causale) e non in base alla sola qualificazione giuridica; la questione può essere rilevata in Cassazione se la decisione non richiede accertamenti di fatto, altrimenti va sollevata al giudice dell'esecuzione.

Massime di principio

  • Il divieto di un secondo giudizio (ne bis in idem) si applica quando il fatto storico è lo stesso in tutti i suoi elementi costitutivi: condotta, evento, nesso causale, tempo, luogo e persona.
  • Una decisione penale definitiva (giudicato) resa in altro procedimento può impedire la prosecuzione di un procedimento successivo se emerge l'identità del fatto storico; la valutazione è ancorata ai fatti e non alla sola qualificazione giuridica.
  • La questione del ne bis in idem può essere sollevata in Cassazione e può portare all'annullamento senza rinvio se l'accertamento dell'identità dei fatti è possibile mediante gli atti, senza necessità di ulteriori acquisizioni probatorie.
  • Se invece la verifica implica accertamenti di fatto nuovi o complessi, la questione non è proponibile efficacemente in Cassazione e deve essere rimessa al giudice dell'esecuzione (o al giudice di merito competente per l'istruttoria).
  • In presenza di procedimenti multipli per fatti simili è fondamentale confrontare dettagliatamente i capi di imputazione e gli elementi fessuranti (condotta, tempi, soggetti, circostanze) per valutare la possibile preclusione per ne bis in idem.
  • La produzione in sede di impugnazione di una sentenza sopravvenuta e passata in giudicato può determinare l'estinzione o l'annullamento del procedimento pendente per divieto di un secondo giudizio, se ricorrono i requisiti di identità del fatto e assenza di necessità di nuovi accertamenti.

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