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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 23088/2025 del 11/08/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I Tolla impugnavano le sentenze della Corte d'appello di Potenza che, dopo la cassazione con l'ordinanza n.10680/2014, avevano rinnovato il giudizio ma dichiarato inammissibile: (a) la domanda di restituzione del fondo, e (b) la domanda di risarcimento del danno in danno di COVIP MODE per la perdita di godimento del fondo successiva alla sua irreversibile trasformazione. I Tolla deducevano che, essendosi il decreto di esproprio stato annullato e sussistendo la fattispecie dell'art. 934 c.c. (accessione), doveva essere riconosciuto il diritto alla restituzione e la responsabilità risarcitoria nei confronti dell'autore dell'illegittima detenzione; contestavano altresì che la Corte d'appello si fosse discostata dal principio enunciato dall'ordinanza di cassazione e avesse ingiustificatamente escluso la responsabilità di COVIP MODE.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il primo, il secondo e il terzo motivo di ricorso principale e il ricorso incidentale del Consorzio (ha dichiarato assorbito il quarto motivo). Ha ritenuto che la Corte d'appello non si fosse attenuta al principio di diritto enunciato nell'ordinanza 10680/2014 (che richiama l'applicazione dell'art. 934 c.c. e la responsabilità dell'autore dell'illegittima detenzione) e che la domanda restitutoria e le conseguenti questioni risarcitorie non potessero essere dichiarate inammissibili. Di conseguenza le sentenze impugnate sono state cassate nei limiti dei motivi accolti e la causa è rinviata alla Corte d'appello di Potenza per la rinnovazione del giudizio secondo i principi indicati dalla Cassazione.

Norme richiamate

  • art. 934 c.c.

    La costruzione eseguita su fondo altrui si incorpora al suolo e appartiene al proprietario del fondo: applicato per affermare che, dopo annullamento dell'esproprio, le opere o manufatti realizzati sul fondo seguono la regola dell'accessione e legittimano il proprietario a reclamare la restituzione e i correlati rimedi.

  • art. 392 c.p.c.

    Norma richiamata in relazione all'atto di citazione in riassunzione; disciplina la riassunzione del processo dopo sopravvenute vicende processuali (richiamata per spiegare la procedura di rinnovazione del giudizio).

  • artt. 384, 389, 394 c.p.c.

    Disposizioni sul procedimento d'appello e sulle sentenze non definitive/definitive: la Corte ha ritenuto che la Corte d'appello abbia violato i princìpi di diritto stabiliti dalla cassazione nel riesame e non si sia adeguata all'oggetto del rinvio.

  • art. 112 c.p.c.

    Riferimento generale ai doveri del giudice nel motivare e nell'istruire il processo; la Cassazione ha richiamato la necessità di conformità alle premesse logico-giuridiche della decisione di rinvio.

  • artt. 277 e 278 c.p.c.

    Principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato: contestati per il fatto che la Corte d'appello avrebbe deciso diversamente dall'oggetto del provvedimento e dalla portata dell'ordinanza di cassazione.

  • artt. 99, 100 e 102 c.p.c.

    Norme sull'onere probatorio e deduzioni istruttorie richiamate in relazione alla necessità di valutare correttamente fatti decisivi per il risarcimento; la Corte ha ritenuto che la decisione di merito non abbia rispettato il quadro probatorio e il principio fissato in cassazione.

  • art. 2043 c.c.

    Principio generale della responsabilità aquiliana (risarcimento per fatto illecito) richiamato in relazione alla pretesa risarcitoria per l'illecito permanente derivante dall'illegittima detenzione del fondo.

  • art. 2056 c.c.

    Norma sulla valutazione e liquidazione del danno; citata in riferimento alle censure sulla quantificazione del danno da occupazione illegittima (motivo poi assorbito).

  • art. 1223 c.c.

    Principio che il risarcimento deve essere proporzionale al danno subito; richiamato rispetto alla censura sulla determinazione dell'ammontare del danno.

  • art. 2697 c.c.

    Regola sull'onere della prova; richiamata nella critica alla motivazione della Corte d'appello riguardo chi dovesse provare i fatti decisivi per la liquidazione del danno.

  • Ordinanza Cassazione n.10680/2014

    la illegittima occupazione di un fondo privato in seguito all'annullamento, da parte del giudice amministrativo, del decreto di espropriazione comporta l'obbligo dell'espropriante alla restituzione dell'immobile al proprietario

    La Cassazione aveva già stabilito che, in caso di annullamento dell'esproprio, l'occupazione illegittima configura un illecito permanente; l'autore dell'illegittima detenzione è obbligato al risarcimento e il giudice del rinvio deve conformarsi integralmente a tale principio, senza limitarne gli effetti.

Massime di principio

  • Se un provvedimento di esproprio viene annullato, la detenzione del fondo da parte di terzi può configurare un illecito permanente: la regola dell'accessione (art. 934 c.c.) consente al proprietario di chiedere la restituzione e il risarcimento.
  • Il giudice del rinvio (dopo cassazione) è vincolato non solo al principio di diritto enunciato dalla Cassazione ma anche alle premesse logico-giuridiche che lo accompagnano; non può limitare o eludere la portata della decisione di legittimità.
  • L'autore dell'illegittima detenzione che persiste dopo la scadenza del periodo di occupazione è direttamente responsabile del danno derivante dalla privazione del godimento del bene; la responsabilità può colpire chi materialmente detiene il bene.
  • Non rinunciare alle domande principali (es. restituzione) senza valutare l'effetto sulla tutela sostanziale: l'abbandono formale di una domanda può pregiudicare l'applicazione di norme che attribuiscono rimedi specifici (come l'art. 934 c.c.).
  • In sede di rinnovazione del giudizio il giudice deve riesaminare il contenzioso alla luce del principio cassatorio; le questioni già acquisite nel materiale processuale sono vincolanti e non possono essere riconsiderate in modo da annullare gli effetti della cassazione.
  • Dal punto di vista probatorio, chi invoca il risarcimento deve osservare l'onere della prova previsto dagli artt. 2697 c.c. e connessi; tuttavia la determinazione della responsabilità sostanziale (chi ha la detenzione illegittima) è preliminare e può indirizzare l'accertamento del danno.

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