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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9294/2025 del 06/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano il decreto di confisca patrimoniale: lamentavano l'illogicità e la contraddittorietà della motivazione circa la data di affiliazione di Vallefuoco al clan Mallardo (sostenendo che la Corte si era basata soprattutto sulle dichiarazioni di Caracallo Filippo mentre altri collaboratori collocavano l'affiliazione in epoca successiva) e contestavano la mancata adeguata indagine patrimoniale sui comproprietari di un immobile acquistato da più persone, sostenendo che andava valutata la capienza patrimoniale degli altri comproprietari rispetto all'acquisto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto che il motivo dedotto costituisse un vizio di motivazione (illogicità/contraddittorietà) e non una violazione di legge tale da ammettere il ricorso per cassazione; in ogni caso ha ritenuto che non vi fosse omissione di elementi decisivi nel decreto: il Tribunale e la Corte d'Appello avevano considerato le dichiarazioni di più collaboratori, datando l'appartenenza di Vallefuoco al clan agli anni 1994-1995, periodo dal quale i familiari avrebbero potuto godere dei proventi illeciti. Quanto all'immobile, la Corte ha osservato che il 50% risultava acquistato da Vallefuoco e Taglialatela secondo atto notarile e che l'onere di provare diversa provenienza della provvista gravava sui confiscati, onere non assolto. Sono stati quindi dichiarati inammissibili i ricorsi e i ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali e al pagamento di euro 3000 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 (codice antimafia)

    Secondo la giurisprudenza richiamata, in materia di misure di prevenzione il ricorso per cassazione è ammesso soltanto per violazione di legge, comprensiva della motivazione inesistente o meramente apparente (omissione di valutazione di elemento potenzialmente decisivo).

  • art. 616 cod. proc. pen.

    In caso di dichiarazione di inammissibilità del ricorso la norma permette la condanna alle spese del procedimento e l'irrogazione di una somma a favore della cassa delle ammende, qui fissata in euro 3000.

  • Giurisprudenza richiamata: Sez. 6, n. 21525 del 18/06/2020, Rv. 279284

    Stato di riferimento sul concetto di motivazione inesistente o meramente apparente: c'è omissione quando il provvedimento non si confronta con un elemento che, considerato da solo, avrebbe potuto determinare esito opposto.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione contro i provvedimenti di prevenzione è ammesso principalmente per violazioni di legge; le censure riferibili a mera illogicità o contraddittorietà della motivazione spesso non sono idonee a fondare l'impugnazione in Cassazione.
  • Per far valere mancanze nella motivazione utili alla cassazione occorre dimostrare che il provvedimento abbia totalmente omesso di considerare un elemento potenzialmente decisivo che avrebbe potuto capovolgere il giudizio.
  • In materia di confisca preventiva, l'onere di provare la diversa provenienza lecita dei beni contestati grava su coloro ai quali è applicata la misura; una generica eccezione senza prova documentale è normalmente insufficiente.
  • Se un bene è comprato in comproprietà, il giudice valuta le quote risultanti dall'atto; se la documentazione mostra che una quota è stata acquistata dai soggetti indiziati di pericolosità, ricade su questi l'onere di dimostrare che la provvista non derivava da attività illecite.
  • Le dichiarazioni di collaboratori di giustizia possono essere valutate in correlazione con altre acquisizioni probatorie: contestare la valutazione di una dichiarazione richiede dimostrare omissioni o contraddizioni pregnanti e decisive.

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