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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9213/2025 del 06/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della sentenza di appello che aveva confermato la condanna per rapina aggravata (capo a), lesioni consumate (capo b) e lesioni tentate (capo c). Il difensore chiedeva la derubricazione della rapina in furto in abitazione per la mutata dinamica causata dall'intervento della persona offesa (cani molossi), la dichiarazione di assorbimento delle lesioni e delle tentate lesioni nel reato di rapina, il riconoscimento dell'attenuante di cui all'art. 625-bis c.p. per analogia, l'esclusione o riduzione della recidiva e una diversa valutazione delle attenuanti generiche e della pena.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso fondato limitatamente al secondo motivo: ha ritenuto errata la decisione della Corte d'appello nel non considerare assorbito il reato di tentate lesioni (capo c) nel reato di rapina (capo a). Ha annullato la sentenza impugnata solo rispetto a questo punto e ha rinviato ad altra sezione della Corte d'appello di Roma per nuova determinazione della pena e per valutare l'assorbimento. Per il resto il ricorso è stato dichiarato inammissibile o manifestamente infondato: la dichiarazione di responsabilità rimane irrevocabile, il motivo relativo all'attenuante dell'art. 625-bis è stato respinto (non ammissibile per analogia) e la decisione sulla recidiva e sul confronto aggravanti/attenuanti è stata ritenuta adeguatamente motivata.

Norme richiamate

  • art. 628 cod. pen.

    rapina; secondo comma; commi di aggravazione richiamati nel testo (es. aggravante per luoghi di cui all'art. 624-bis)

    La rapina è stata ritenuta configurata dai giudici del merito; la Cassazione richiama che la violenza costitutiva del nucleo della rapina è assorbita se non cagiona lesioni, mentre se provoca lesioni i reati sono tra loro concorrenti

  • art. 625-bis cod. pen.

    attenuante specifica richiamata dal ricorrente

    La Corte ha escluso l'applicabilità per analogia: l'elencazione della norma è tassativa e non ammette estensione

  • art. 624 e 624-bis cod. pen.

    furto e furto in abitazione

    Richiamate nel confronto tra ipotesi di furto/rapina e nell'analisi della possibilità di applicare attenuanti o derubricazioni; la Corte ha ritenuto non possibile estendere l'attenuante citata per analogia

  • art. 15 cod. pen.

    richiamato dal difensore (motivo relativo alla dinamica e autosufficienza della difesa)

    Il motivo è stato ritenuto inammissibile nella parte che si fonda su critica della ricostruzione fattuale, non rivisitabile in sede di legittimità

Massime di principio

  • Quando la violenza o minaccia integra il nucleo della rapina, essa è assorbita nel reato di rapina se non procura lesioni: se invece la violenza produce lesioni (anche tentate), può configurarsi il concorso di reati.
  • Se si contesta l'assorbimento di lesioni nel reato di rapina occorre verificare se l'evento lesivo è funzionalmente e temporalmente distinto dall'azione rapinosa; se non è distinto, l'assorbimento può essere ragionevole.
  • Le norme che elencano specifiche ipotesi di attenuanti o cause particolari (es. art. 625-bis) devono essere interpretate in modo tassativo: non si ammette applicazione analogica se la norma lo esclude implicitamente o il legislatore ha voluto un elenco chiuso.
  • In tema di recidiva facoltativa il giudice deve fornire motivazione specifica sia quando la afferma sia quando la esclude; una argomentazione succinta ma congrua può essere sufficiente se mostra la continuazione del processo delinquenziale.
  • In Cassazione non sono sindacabili in fatto ricostruzioni dinamiche e valutazioni probatorie compiute dal merito, salvo vizi di motivazione o errori di diritto; i mezzi di doglianza devono mirare a profili di diritto o a palese vizio logico/contraddittorio nella motivazione.
  • In caso di annullamento parziale che incide sulla quantificazione della pena, la Corte di rinvio deve rideterminare la pena tenendo conto dell'assorbimento accertato e delle statuizioni già dichiarate irrevocabili.

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