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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9216/2025 del 06/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La difesa di Abaidi impugnava l'ordinanza che aveva dichiarato inammissibile l'appello contro la condanna per il reato di cui all'art. 646 c.p. Sosteneva che la Corte d'appello non aveva adeguatamente valutato la contestazione difensiva relativa all'attendibilità delle dichiarazioni della persona offesa, in particolare la raccomandata inviata dalla persona offesa all'imputata e la testimonianza resa da Fidara Manlio, elementi che avrebbero comprovato solo la parte meno accusatoria della vicenda (la richiesta di restituzione delle chiavi). La difesa contestava non l'esistenza della richiesta di restituzione delle chiavi ma il mancato adempimento da parte dell'imputata. Inoltre lamentava che la Corte d'appello non aveva valutato correttamente la richiesta di concessione delle attenuanti generiche, senza indicare quali elementi non considerati avrebbero giustificato il riconoscimento delle attenuanti o l'irregolarità della quantificazione della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che i motivi di appello mancassero della specificità richiesta: non si erano confrontati in modo essenziale e diretto con le valutazioni del primo giudice relative alla richiesta di restituzione delle chiavi (e con la raccomandata e la testimonianza citate) e non erano stati indicati gli elementi non valutati dal Tribunale che avrebbero giustificato il riconoscimento delle attenuanti generiche o la non congruità della pena. Per effetto dell'inammissibilità, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., al versamento di €3.000,00 alla cassa delle ammende per profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Norme richiamate

  • art. 646 cod. pen.

    La norma è richiamata come titolo del reato per cui la ricorrente era stata condannata in primo grado; la sentenza di cassazione non entra nel merito dell'interpretazione sostanziale della norma, limitandosi a valutare l'ammissibilità dell'impugnazione.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicato per irrogare la sanzione pecuniaria (versamento alla cassa delle ammende) in caso di ricorso dichiarato inammissibile, quando sussistono profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità; la Corte ha fissato equitativamente l'importo in €3.000,00.

Massime di principio

  • I motivi di appello devono avere specificità rispetto alla funzione dell'impugnazione: occorre, nelle linee essenziali, indicare come e perché le valutazioni del primo giudice sono errate o vanno sovvertite.
  • Quando si deduce l'inattendibilità o l'eccessiva valutazione delle dichiarazioni della persona offesa, l'appello deve confrontarsi esplicitamente con gli elementi di prova che il primo giudice ha ritenuto rilevanti (ad es. raccomandate, testimonianze) e spiegare perché tali elementi non giustificano la decisione.
  • Se si invoca il riconoscimento delle attenuanti generiche, il motivo d'appello deve indicare quali concreti elementi non valutati dal giudice di primo grado giustificano tale riconoscimento e perché la pena sarebbe comunque incongrua.
  • La mera riserva di argomentare più esaustivamente in sede di dibattimento o la presentazione di temi generici non è sufficiente: bisogna fornire già in appello le linee della confutazione logica e strutturale della decisione impugnata.
  • La mancata specificità può comportare non solo la dichiarazione di inammissibilità dell'appello ma anche sanzioni economiche ai sensi dell'art. 616 c.p.p. se si ravvisano profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.
  • Strategia pratica: nell'impugnazione indicare espressamente i documenti e le testimonianze critiche, spiegare il nesso con la tesi difensiva e motivare perché la valutazione probatoria opposta deve essere riformata.

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