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Cassazione Penale, Ordinanza n. 01350/2025 del 13/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (giudice di sorveglianza)

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del tribunale di sorveglianza che aveva respinto il reclamo avverso il provvedimento di rigetto dell'istanza di liberazione anticipata, limitatamente ai semestri compresi nel periodo di detenzione dal 20 aprile 2016 al 20 aprile 2018. Con il primo motivo deduceva omissione di motivazione, contestando la valutazione della rilevanza di conversazioni intercettate e lamentando che esse non sarebbero state acquisite integralmente o che avrebbero richiesto diversa lettura; inoltre sosteneva che non si fosse tenuto conto di una diversa ricostruzione dei fatti, senza però confrontarsi con l'accertamento giudiziale della perdurante partecipazione al sodalizio mafioso fino al 31 luglio 2016. Quanto ai fatti sanzionati disciplinarmente nel semestre dal 20 ottobre 2020 al 20 aprile 2021, proponeva soltanto ricostruzioni alternative fondate su mere asserzioni. Con il secondo motivo denunciava violazione di legge indicata in modo generico come "L. 19/02/2004", senza specificare il precetto violato, richiamando poi principi e precedenti di legittimità relativi alla considerazione dei rilievi disciplinari; la Corte rilevava però che tali profili erano stati adeguatamente esaminati in motivazione, in relazione alla concreta incidenza delle infrazioni sul giudizio di concessione del beneficio.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto il primo motivo non confrontarsi realmente con la motivazione dell'ordinanza impugnata, poiché limitato a contestazioni assertive o a diverse letture delle intercettazioni e dei fatti disciplinari, senza misurarsi con l'accertamento della perdurante partecipazione al sodalizio mafioso e con la valutazione già svolta sui rilievi disciplinari. Ha inoltre ritenuto il secondo motivo generico, poiché formulato come violazione di legge senza indicazione specifica della norma asseritamente violata, e comunque non decisivo rispetto alla motivazione della decisione impugnata. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende, per i profili di colpa nella proposizione del ricorso.

Norme richiamate

  • L. 19/02/2004

    È richiamata in modo generico dalla difesa come base della censura di violazione di legge, ma senza indicazione di uno specifico disposto normativo; la Corte valorizza la genericità del motivo.

  • art. 94 disp. att. c.p.p.

    Non citato espressamente nel testo fornito; non determinabile.

Massime di principio

  • Nel giudizio di legittimità avverso provvedimenti del magistrato o tribunale di sorveglianza, il motivo di ricorso deve confrontarsi in modo specifico e puntuale con la motivazione dell'ordinanza impugnata; non sono ammissibili censure meramente assertive o ripropositive di una diversa lettura dei fatti.
  • La doglianza relativa alla valutazione di conversazioni intercettate o di altri elementi fattuali non può risolversi nella richiesta di una rivalutazione del merito, se la decisione impugnata contiene un accertamento logico e coerente sulla loro rilevanza.
  • La censura di violazione di legge deve indicare in modo specifico la norma asseritamente violata; un richiamo generico a una legge o a principi giurisprudenziali non è sufficiente a fondare un motivo ammissibile.
  • Ai fini della liberazione anticipata, i rilievi disciplinari e gli altri elementi negativi devono essere valutati in concreto dal giudice di sorveglianza, e il ricorso per cassazione è inammissibile se si limita a contestarne in astratto la considerazione senza misurarsi con la motivazione sul punto.

Come è indicizzato

MaterieLiberazione anticipataImpugnazioni
RamiEsecuzione penaleProcesso penale
IstitutiNullità processuale

Testo integrale

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