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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25126/2023 del 09/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza di appello che lo aveva dichiarato responsabile, in concorso con Carpinelli Fabio, di una serie di estorsioni: il ricorrente non contestava i fatti storici (minacce, uso della divisa e di una pistola, richieste di denaro e riscossione di somme) ma deduceva vizio di motivazione e violazione di legge sostenendo che la condotta fosse al più riconducibile a violenza privata (art. 610 c.p.) perché, secondo la difesa, egli avrebbe solo spalleggiato Carpinelli e riteneva la pretesa legittima; inoltre contestava la valutazione probatoria basata, a suo dire, sulle sole dichiarazioni delle persone offese, talune coinvolte in reati connessi (furto/ricettazione).

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché si risolve nella reiterazione pedissequa dei motivi già proposti in appello e puntualmente disattesi dalla Corte territoriale. I giudici di merito avevano correttamente ritenuto sussistente il reato di estorsione (art. 629 c.p.), non la violenza privata, avendo rilevato l'intento di procurare un profitto ingiusto (le somme complessivamente ottenute erano molto superiori al valore della collana) e la partecipazione attiva del ricorrente (minacce, comportamento intimidatorio, conoscenza del valore della collana). Conseguentemente il ricorso è stato rigettato; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e, per profili di colpa nella determinazione dell'inammissibilità, al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 629 c.p. (estorsione)

    Il reato è stato ritenuto sussistente perché la condotta minacciosa era finalizzata a procurare un profitto ingiusto; la Corte territoriale ha esplicitamente richiamato il profitto e la sua ingiustizia come discrimine rispetto alla violenza privata.

  • art. 610 c.p. (violenza privata)

    La norma è stata esclusa dal giudice di merito: la fattispecie è stata valutata come estorsione e non come violenza privata poiché mancava il requisito dell'assenza di finalità di lucro ingiusto.

Massime di principio

  • Un ricorso per cassazione è inammissibile se si limita a reiterare i motivi già svolti in appello senza fornire una critica specifica e argomentata della decisione di merito.
  • La distinzione tra estorsione (art. 629 c.p.) e violenza privata (art. 610 c.p.) si basa sulla presenza, nell'estorsione, di una finalità di procurare un profitto ingiusto: somme ottenute ben superiori al valore dell'oggetto indicano tale finalità.
  • La valutazione della credibilità e della rilevanza delle prove (compresa la testimonianza delle persone offese), effettuata dalla corte di merito, è difficilmente sindacabile in cassazione se motivata; il ricorrente deve indicare specifici vizi logici o violazioni di legge per ottenere ammissione del ricorso.
  • In caso di concorso di persone, elementi come la partecipazione attiva alle minacce, l'uso della divisa o di un'arma e la conoscenza del valore dell'oggetto conteso possono dimostrare la consapevolezza dell'illegittimità della pretesa e la volontà di conseguire un profitto.
  • La declaratoria di inammissibilità può comportare la condanna alle spese processuali e, se ravvisati profili di colpa nella condotta processuale, il pagamento di sanzioni alla Cassa delle ammende.

Testo integrale

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