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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39719/2025 del 10/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte di appello di Napoli del 08/01/2025 che confermava la loro condanna per bancarotta fraudolenta (patrimoniale e documentale) in concorso con Francesco Boscaglia. Tizzano ha dedotto vizio di motivazione e contestato il dolo, sostenendo di essere stata mero prestanome e assente nella gestione concreta; lamentava inoltre confusione tra diverse ipotesi di bancarotta documentale e patrimoniale. Castellone ha articolato sei motivi: in sintesi ha contestato la responsabilità per fatti patrimoniali anteriori al 14/09/2009 (data in cui divenne legale rappresentante), ha negato responsabilità per distrazioni operate da altri amministratori di fatto, ha dedotto l'irrilevanza delle scritture contabili depositate tardivamente e prodotto vari rilievi sulla qualificazione e sulla quantificazione delle aggravanti/attenuanti e sulla negazione della pena sostitutiva.

La decisione

La Corte di Cassazione ha in parte accolto i ricorsi. Per Tizzano il ricorso è in gran parte inammissibile ma la Corte ha annullato la parte della sentenza relativa alla durata delle pene accessorie fallimentari, alla luce dell'illegittimità dell'art. 216, ultimo comma, r.d. 267/1942, e ha rinviato ad altra sezione della Corte d'appello di Napoli per il nuovo esame del trattamento sanzionatorio. Per Castellone la Cassazione ha accolto il primo motivo: ha annullato la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale relativa a fatti anteriori al 14/09/2009 per carenza di prova del suo concorso in quei fatti, rinviando per nuovo esame su quel capo; ha invece rigettato gli altri motivi ritenendoli inammissibili o infondati (compresa la valutazione della responsabilità per le cessioni poste in essere quando egli era amministratore e l'illegittimità della tardiva produzione delle scritture non esclude il reato documentale). Anche nei confronti di Castellone è stata annullata, per la stessa ragione, la determinazione della durata delle pene accessorie fallimentari e disposta la rinnovazione del giudizio su tale punto. Nel resto i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili e la sentenza impugnata è stata confermata.

Norme richiamate

  • r.d. n. 267 del 1942, art. 219, secondo comma, n. 1

    art. 219, secondo comma, n. 1, r.d. n. 267/1942 (bancarotta fraudolenta aggravata)

    La condotta complessiva è stata qualificata come bancarotta fraudolenta aggravata; la Corte d'appello e la Cassazione hanno confermato la configurabilità del reato per le condotte contestate quando provato il dolo specifico o il concorso dell'amministratore

  • r.d. n. 267 del 1942, art. 216, ultimo comma

    art. 216, ultimo comma, r.d. n. 267/1942 (durata fissa di anni dieci delle pene accessorie fallimentari)

    La Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale la parte che fissava in modo inderogabile la durata a 10 anni; perciò la determinazione della durata operata in sentenza è illegale e deve essere riesaminata dal giudice di merito

  • codice penale, art. 69, ultimo comma

    art. 69, ultimo comma, cod. pen. (divieto di prevalenza delle attenuanti generiche in caso di recidiva reiterata)

    Applicato per escludere la prevalenza delle attenuanti generiche sul ricorrente che è recidivo reiterato; quindi il giudice ha correttamente ritenuto preclusa la prevalenza

  • Corte Costituzionale, sentenza n. 222 del 5 dicembre 2018

    Ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della disposizione che fissava in modo assoluto la durata di 10 anni delle pene accessorie fallimentari, obbligando i giudici a determinare la durata in conformità ai criteri costituzionali

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. 5, Fasola n. 7332/2015)

    Sez. 5, n. 7332 del 07/01/2015, Fasola

    Principio consolidato: l'amministratore di diritto può rispondere del reato distrattivo anche per omissione di impedire l'evento; se ha accettato la carica come prestanome per coprire i reali amministratori, ciò può dimostrare la consapevolezza/dolo necessario per la responsabilità

Massime di principio

  • Se una persona è divenuta legale rappresentante dopo le condotte distrattive, il suo proscioglimento richiede che emerga l'assenza di un concorso antecedente: la mera accettazione della carica non prova automaticamente responsabilità per fatti anteriori, salvo elementi che dimostrino un contributo o accordo precedente
  • L'accettazione della carica di amministratore allo scopo di fare da prestanome può costituire prova della consapevolezza o dell'accettazione del rischio (dolo eventuale) delle condotte distrattive e quindi della responsabilità penale
  • La tardiva produzione di scritture contabili non esclude il reato di bancarotta documentale: ciò che rileva è l'avere sottratto o reso indisponibili i documenti agli organi fallimentari nel momento utile per tutelare i creditori e per esercitare azioni revocatorie soggette a termini di decadenza
  • Dopo la pronuncia di illegittimità costituzionale di norme che fissavano durate fisse di pene accessorie, il giudice di merito deve ricalcolare la durata delle pene accessorie conformemente ai principi costituzionali; tale vizio può essere rilevato d'ufficio in Cassazione
  • La presenza di recidiva reiterata può precludere la prevalenza delle attenuanti generiche: in simili casi è difficile ottenere la prevalenza delle attenuanti e ciò va considerato nella strategia difensiva
  • In sede di cassazione le censure meramente fattuali sono spesso inammissibili: è preferibile impugnare sotto profili di diritto o di vizio logico-giuridico della motivazione per ottenere accoglimento

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